lunedì 20 novembre 2017

Cover Reveal: Il colore del caos

Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, sì, quella blogger che ora vi appare sporadicamente due volte alla settimana con recensioni programmate da eoni perché la sottoscritta è stata risucchiata nel vortice della passione delle verifiche e delle interrogazioni... però le cose stanno andando un pochino meglio in questo momento, quindi posso respirare.
Anyway, oggi sono qui per presentarvi il nuovo romanzo standalone di Giovanna Roma, "Il colore del caos", perciò bando alle ciance e iniziamo!

Titolo: Il colore del caos
Autore: Giovanna Roma
Genere: Forbidden Romance
Casa editrice: Self-publishing
Formato: Cartaceo e Digitale
Data di pubblicazione: 12 dicembre 2017
Grafica: RBA Designs - Romantic Book Affairs
Trama
Lui indossa jeans e tatuaggi. Io una divisa scolastica.
Lui ha un lavoro che ama, io una vita che odio.
Scott Turner è uno stronzo ventisettenne. Io, Allison Newborn, ammetto di essere una sedicenne difficile da gestire.
Gli sono caduta tra capo e collo e per questo crede di dettare le regole. Certo, continua a ripetertelo.
Abbandonata al lusso di una vita agiata, con due genitori sempre presi da se stessi, è difficile obbedire agli ordini.
Tutto in lui gli urla di starmi lontano.
Tutto in me prega di combattere dei sentimenti che dovrei rinnegare.
Non abbiamo scelta, siamo costretti a trovare l'armonia in questo caos.
A volte gli incontri avvengono nel tempo sbagliato.
Ci trasformano per sempre.
Ci costano tutto.
Cos'altro può accadere a un amore proibito?

Goodreads: Goodreads

Booktrailer

Ma le sorprese non sono ancora finite, perché per voi c'è un bel Giveaway!
Tutti coloro (blogger letterari e non) che desiderano leggere e recensire in anteprima "Il colore del caos" possono partecipare al contest:


*** ARC (Advanced Reader Copy): L'autore consegna un numero di copie del suo romanzo inedito in cambio di una recensione onesta (su blog, goodreads, kobo, amazon e tanti altri).
In palio ci sono solo copie digitali e l'invio della scheda non comporta l'immediata e certa consegna del romanzo.
Avete tempo fino al 02.12.17 per rispondere! ***

Biografia autrice
Sono nata e cresciuta in Italia e viaggiato sin da bambina. I generi che leggo spaziano tra thriller, psicologia, erotico e dark romance. Anche quando un autore non mi convince, concedo sempre una seconda possibilità, leggendo un altro suo libro. Sono autrice dei romanzi "La mia vendetta con te", il suo sequel "Il Siberiano", lo storico "Il patto del marchese" e la serie dark "Deceptive Hunters".
Social
Pinterest
Blog
Goodreads
Twitter: @_GiovannaRoma_
Facebook
Gruppo Facebook
Google+
Canale YouTube
Pagina Amazon
Instagram

Bene, per oggi è tutto. Io spero che questa presentazione vi abbia incuriosito.
Pace, amore e tanti libri a tutti!

giovedì 16 novembre 2017

Recensione Every Heart a Doorway

Titolo: Every Heart a Doorway
Autore: Seanan McGuire
Genere: Fantasy
Casa editrice: Tor Books
Prezzo: €13.98 (copertina rigida)
Pagine: 174






Trama
La Casa di Eleanore West per bambini ribelli
No sollecitazioni
No visitatori
No ricerche

I bambini sono sempre scomparsi sotto le giuste condizioni: scivolando fra le ombre sotto un letto o dietro a un guardaroba, rotolando giù per la tana di un coniglio e in vecchi pozzi, per poi emergere da qualche... altra parte.
Ma le terre magiche hanno poco bisogno di bambini miracolati esausti.
Nancy è caduta una volta, ma ora è tornata. Le cose che ha vissuto... cambiano una persona. I bambini sotto la cura di Miss West capiscono tutto troppo bene. E ciascuno di loro sta cercando una via per tornare al loro mondo fantastico.
Ma l'arrivo di Nancy segna un cambiamento nella Casa. C'è un'oscurità proprio attorno a ogni angolo, e quando una tragedia colpisce, è compito di Nancy e dei suoi nuovo compagni di scuola arrivare al cuore del problema.
Non importa il costo da pagare.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, una personcina a cui le si stanno chiudendo gli occhi dal sonno perché ultimamente si va a letto tardi... che poi, andassi a letto tardi perché esco la sera o leggo un bel libro, no, si va a dormire tardi per poter ripassare tutto in vista di verifiche dei giorni successivi, il che vuol anche dire che il mio povero cervellino lavora come un mulo perché non gli do un attimo di riposo!
Ah, la dura vita dello studente...
A parte questo, oggi sono tornata per parlarvi di un libro che esiste solo in lingua originale, ovvero in inglese, ma che è molto interessante perché narra di una realtà particolare, un po' ispirata a "Alice nel paese delle meraviglie", e ha un concetto alla base veramente geniale.

La storia è quella di Nancy, una ragazza che, un giorno, scopre all'interno della sua abitazione una porta mai vista prima che la trasporta in un mondo che sembra essere stato fatto apposta per lei, un mondo dove finalmente si sente apprezzata, un mondo dove si sente a casa.
Purtroppo, però, ben presto è dovuta tornare indietro dai suoi genitori che l'avevano data per scomparsa: dopo qualche tempo, i suoi hanno deciso di mandarla a una scuola speciale, quella di Miss West, affinché potesse tornare ad essere la loro solita bambina che veste di tanti colori, abbandonando così il suo bianco e il suo nero.
Controvoglia, Nancy si ritroverà in un ambiente pieno di ragazzi come lei, ragazzi che hanno trovato porte verso altri mondi e che sono dovuti tornare indietro, strappati da quella che loro ormai consideravano come casa: fare amicizia non sarà facile, a parte Sumi, la sua compagna di stanza, Kade e due gemelle, inizialmente nessuno le si avvicinerà; tuttavia, le sue preoccupazioni saranno presto rivolte a un altro problema, agli omicidi che stanno avvenendo nella scuola e che sembrano quasi risalire a lei, essendo iniziati dopo il suo arrivo.
Capire chi sia il colpevole sarà fondamentale per poter vivere tranquilli, ma non bisogna dimenticare che il desiderio di tornare là, di rivedere la propria porta, è ancora acceso e si dovrà anche comprendere il modo in cui realizzarlo.

Essendo questo un libro molto corto, i personaggi non sono sempre di facile interpretazione: alcuni, infatti, si vedono veramente per poco tempo e risulta difficile capire la loro caratterizzazione, poiché, oltretutto, noi li vediamo in una situazione particolare sin dall'inizio e talvolta quando la normalità viene alterata penso sia ancora meno semplice talvolta comprendere come sia fatta una persona.
Nancy risulta subito una ragazza molto fragile: il suo desiderio di tornare indietro è così forte che si può vedere dal modo in cui reagisce, dalle sue abitudini, come il fatto che riesca a stare ferma immobile nei momenti di nervosismo; però, dietro a questi momenti di debolezza (e in parte anche di disperazione), ci sono anche momenti in cui dimostra una certa forza, soprattutto mentale, e determinazione.
Sumi, la sua compagna di stanza, ci appare subito come il suo esatto opposto: lei non si dota mai di un freno, non ha peli sulla lingua ed è molto eccentrica, adora vestirsi in maniera molto colorata e prende sempre iniziative varie, scorrazzando la protagonista da una parte e dall'altra.
Poi abbiamo Miss West, la "dirigente" (se così può essere chiamata) di questo istituto, nonché anche lei viaggiatrice attraverso le porte: è una donna molto saggia, riesce a comprendere bene gli stati d'animo dei suoi studenti, ma soprattutto ci tiene molto a loro, alla loro sicurezza e al loro benessere, tant'è che quando iniziano gli omicidi lei sarà molto preoccupata, in parte per i ragazzi e in parte per i ragazzi futuri, che potrebbero non avere un posto per loro se qualcosa finisse male.
Unico maschietto degno di nota è Kade, un ragazzo che ha una storia molto particolare, che credo di non aver capito ancora molto bene, ma di cui vi dirò soltanto una cosa sola perché altrimenti potrei svelare troppo: legge e in camera ha pile e pile di libri. Ora, quando mai abbiamo incontrato un personaggio maschile con un libro in mano? Io, personalmente, credo mai, o almeno mai a questi livelli, ecco.
Infine, due personaggi degni di menzione sono le due gemelle, Jack e Jill: diciamo che loro sono un po' le emarginate della scuola, non vengono viste molto di buon occhio, però conoscendole possiamo dire che sono quasi simpatiche, in particolare la prima. Pur essendo gemelle, però, sono molto diverse negli interessi e caratterialmente, infatti Jack è appassionata di scienza, mentre Jill è un tipo molto più fru fru e superficiale.

Io credo che il punto forte di questo libro sia il concetto che decide di affrontare.
In parte si riprende un pochino la storia di "Alice nel paese delle meraviglie", in quanto anche questi ragazzi hanno trovato la loro tana del Bianconiglio attraverso cui sono arrivati in un mondo da cui si sono dovuti separare non proprio volentieri, ma "Every Heart a Doorway" non si concentra tanto su quest'aspetto, quanto più sull'altra faccia della medaglia: cosa è successo ad Alice una volta tornata nel suo mondo? Ha vissuto come prima o aveva nostalgia?
Se ci pensiamo bene, non credo che si siamo mai soffermati su questa questione, probabilmente abbiamo tutti creduto che lei avesse continuato a vivere come prima, seppur con una consapevolezza un più, però chi ci dice che la questione non sia molto più complicata?
Con questo libro vediamo proprio il dopo, i momenti che sono succeduti al ritorno e il modo in cui questi ragazzi hanno reagito: immaginiamo tutti come sarebbe finire in un mondo perfetto per noi, adatto alla nostra personalità e ai nostri interessi, stimolante per la nostra curiosità e adatto a divenire il nostro posticino nel mondo... cosa faremmo se questo ci venisse strappato dalle mani? Probabilmente ci dispereremmo come molti dei ragazzi del libro e continueremmo a sperare che un giorno ricompaia la porticina magica in grado di condurci lì.
Ecco, io credo che l'approfondimento di questo argomento sia stata una vera genialata, mi è veramente piaciuto il modo in cui l'autrice ha mostrato le emozioni dei personaggi e la loro difficoltà nel trovare un posticino nel mondo da cui effettivamente provengono, ma che non sentono più loro da tempo: è un po' come quando, dopo una giornata no, andiamo in libreria e ci perdiamo fra gli scaffali, fino a che non giunge il momento di tornare a casa, a una vita che magari in quel momento non è particolarmente rose e fiori.

Poi, vogliamo spendere due parole due dello stile di scrittura?! All'inizio ho fatto un po' di fatica a capire alcune cose perché lo stile non è semplicissimo, soprattutto perché sembra proprio scritto come una poesia, con allitterazioni e altre figure di suono! Cioè, l'autrice ha dotato questo libro non solo della magia di questo mondo, ma anche di una certa poeticità, complicata ma bellissima... un genio, è un genio questa donna.

Insomma, mi è piaciuta molto questa storia, il concetto che le sta alla base che è una sorta di giunta-retelling di uno dei romanzi più letti ai/dai bambini (forse di qualche anno fa, perché oramai io li vedo in giro con i libri di Peppa Pig...), e gli stessi personaggi, molto particolari e interessanti.
Unica piccola pecca è forse la brevità del romanzo e il fatto che finisce in un modo tale che la mia curiosità è salita alle stelle! Per carità, è stato un finale soddisfacente, ma io adesso voglio saperne di più, soprattutto ora che ho scoperto che il seguito affronta le avventure di un altro personaggio e no di Nancy... in ogni caso è stata veramente una lettura piacevole, in cui vi consiglierei di cimentarvi se vi può interessare e se leggete in inglese.
Voto:

martedì 14 novembre 2017

Recensione Uno Splendido Sbaglio

Titolo: Uno splendido sbaglio
Autore: Jamie McGuire
Genere: New Adult
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: €16.40 (copertina  rigida)
             €9.90 (rigida, edizione 2017)
Pagine: 282





Trama
Agli occhi di tutti Cami è forte e indipendente. Al secondo anno alla Eastern University, vive sola e si paga gli studi facendo la barista al Red Door. Ma dietro a quell'aria da ragazza determinata e testarda si nascondono tante insicurezze. Perché Cami è dovuta crescere in fretta, circondata dai suoi possessivi fratelli e da un padre che non ha mai approvato nessuna sua scelta. Tren Maddox fa il tatuatore e sa come mettersi nei guai. Se nasce una rissa è stato lui a cominciarla e se c'è un cuore spezzato è quasi sempre colpa sua. Qualcosa nel suo passato gli ha lasciato ferite profonde mai rimarginate. Da quel momento ha chiuso il mondo fuori. C'è un solo avvertimento per quelli come lui: stagli alla larga. Cami lo conosce bene. Ha visto tutte le sue conquiste e le sue bravate, e sta molto attenta a mantenersi sempre a distanza di sicurezza. Ma una sera si incontrano per caso e Trent le offre da bere. Senza un secondo fine, vuole solo esserle amico. Cami non ci crede e avverte subito il pericolo, non ha intenzione di farsi travolgere da lui come fanno tutte le altre. Non si può essere solo amiche di un ragazzo come Trent. Eppure, standogli accanto, giorno dopo giorno, scopre la dolcezza di quegli occhi che sembrano aver scoperto le sue fragilità e vogliono solo proteggerla. Fino a quando Tren confessa di volere qualcosa di più dell'amicizia. E come dice suo fratello Travis, se un Maddox si innamora è per sempre...
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, una personcina sommersa dai compiti e dallo studio perché è ormai iniziato per benino il tempo delle verifiche e, se prima si era leggermente meno affannati, adesso la tranquillità sembra una cosa così lontana a confronto con la vicinanza dell'ansia per i vari test, la cui unica utilità non è capire se abbiamo studiato e se sappiamo fare gli esercizi, ma metterci tanta ansia.
Anyway, oggi sono tornata per parlarvi del primo libro della serie dedicata agli altri fratelli Maddox, che io ho letto dopo aver letto le storie di Thomas e Taylor perché non mi ero ancora decisa di comprarlo in formato cartaceo e al tempo mi sono detta: "Lo so che dovrei leggerlo prima degli altri, ma mica è colpa mia se non ne ho trovato il pdf, ma solo quello degli altri...". Della serie, facciamo le ribelli e leggiamoli in un ordine scorretto!
Ma bando alle ciance e iniziamo.
P.S. Sarà leggermente corta come recensione perché purtroppo ho poco tempo e voglio cercare di finirla in una seduta, quindi mi limiterò all'essenzialità della mia opinione.

La storia è quella di Cami, una studentessa universitaria che lavora al Red Door per racimolare qualche soldo e che ha un fidanzato piuttosto impegnato nel suo lavoro: quando lui le dà buca a causa di una missione importante, lei decide di prendersi la serata tutta per sé e va a divertirsi insieme alla sua coinquilina, ma quello che non si sarebbe mai aspettata era di trovare un ragazzo che attirasse la sua attenzione, lo stesso da cui si era sempre tenuta alla larga perché sapeva del suo animo da Don Giovanni. Quando però Trenton Maddox inizia a entrare prepotentemente nella sua vita, Cami non può farci nulla e la situazione si complica sempre di più: da una parte, continua a ripetersi che lo vede solo come un amico, ma dall'altra, nonostante abbia un ragazzo, non riesce a fare a meno in certi momenti di pensare a come sarebbe molto più facile stare con lui.
Però, Cami non è l'unica ad avere una vita piuttosto complicata, anche Trenton, un apparentemente semplice tatuatore, deve combattere contro i suoi demoni, contro le sue paure, ma l'incontro con la ragazza gli farà aprire gli occhi e si ritroverà preso da lei come non mai. L'unico problema è che lei ce l'ha già un compagno, e ai suoi occhi sembra essere piuttosto determinata a non chiudere questa relazione, ma lui non si darà per vinto, perché in fin dei conti è pur sempre un Maddox...

Questa volta devo ammettere che i due personaggi principali non mi hanno colpito come mi sarei aspettata.
Cami è certamente una ragazza (oddio, ha ventidue anni quindi forse dovrei dire donna...) molto forte e determinata, forse un po' testarda, però ha anche lei le sue debolezze, come il fatto che ha bisogno di un'ancora di salvezza, qualcuno che la faccia sentire al sicuro e che le dica che va tutto bene. Quello che non mi è piaciuto di lei è il modo in cui ha trattato la questione di Trenton e del suo attuale fidanzato: ci sta che uno scopra che il sentimento di cui decantava tanto le lodi non è più solido come un tempo, e ci sta anche che uno si senta attratto da qualcun'altro, però quando succedono queste cose io preferisco che vengano subito scoperte tutte le carte, al posto che quasi tradire il tuo ragazzo... per come sono fatta io, il rispetto per l'altro è la cosa più importante, insieme alla fiducia, quindi quando le cose non vanno bisogna parlarne e non agire alle spalle fino a che non ci si rende conto di aver combinato un guaio e poi tornare dal ragazzo con la coda fra le gambe! Insomma, tu sai come lavora sto povero cristo, sai che la vostra relazione non sarà facile, però almeno sii sincera con lui e al primo segno di allarme diglielo esplicitamente, perché poi lui si aspetta di tornare e trovarti lì, quando non è così.

Trenton, invece, mi è stato leggermente più simpatico, ma proprio leggermente: sì, è il solito bello e dannato che vede un paio di gambe diverse dalla massa e ci si dedica anima e corpo, e sì, è anche il solito ragazzo che insiste con la ragazza fino a che lei non cede quasi per sfinimento più che per lusinghe, però ha un'etica veramente discutibile! Lei gli dice che ha già una persona e lui se ne frega altamente e ci prova spudoratamente: ora, tesoro mio, ho capito che lei potrebbe essere la donna della tua vita, la tua anima gemella, però non giocare sporco e cerca di pensare anche all'altra parte della coppia che stai rovinando più di quanto non lo fosse già da sé, anche "l'altro" ha dei sentimenti e se questa situazione capitasse a te tu non saresti affatto contento.
A mio parere, ci sono modi e modi per far sì che una ragazza si interessi all'interessato, tuttavia nel momento in cui lei è già impegnata bisogna adottare una strategia diversa, se proprio ci tieni a lei non asfissiarla per farle capire che tu ci sei sempre per lei mentre lui no, ma bastano dei piccoli gesti significativi (cortesemente, una ragazza a cui non piacciono le cose fatte dietro le spalle di qualcuno).

Ammetto che forse, e dico forse, la mia opinione su questo libro potrebbe essere dovuta al fatto che ho letto prima la storia di Thomas e Liis, quindi so già molte cose e probabilmente la mia predilezione per il caro Tommy mi ha accecata un pochino nel giudicare questa storia (insomma, vogliamo parlare della sua sofferenza? Come cavolo fai a far soffrire un pezzo d'uomo del genere?), però la mia etica penso abbia avuto un peso maggiore e determinante.
Breve storyline: sin da quando sono piccola, ho scoperto che al mondo esistono un sacco di persone che se ne fregano altamente di te e dei tuoi sentimenti, e che ti sparlano dietro senza il minimo scrupolo, quindi diciamo che tutte le cose fatte alle spalle non mi piacciono, so come ci si sente quando si scopre che sono nate "alleanze" (chiamiamole così) che poi nuocono ai tuoi sentimenti.
E questo è per dire che, sostanzialmente, non mi è piaciuto il modo in cui i due hanno trattato il rapporto a triangolo che si stava creando (e fidatevi, di rapporti a triangoli io me ne intendo e conosco tute le loro dinamiche e le conseguenze, perciò...): ho capito che alcune cose non si possono evitare, e che l'amore è cieco e se ne frega altamente della tua ipotetica confusione in testa, ma l'una ha continuato a dire di no pur compiendo azioni che stavano suggerendo un sì, e l'altro ha continuato a insistere in una situazione delicata dando la colpa al ragazzo di lei, che la trascurava e bla bla bla... punto primo, tu non sai nemmeno il motivo per cui la trascura, quindi dare giudizi affrettati fa solo capire quanto tu sia egoista e determinato a far fuori la concorrenza; punto secondo, tu, Cami, conosci bene la situazione e ciò a cui hai acconsentito nel momento in cui ti sei messa con il mio caro cucciolo di foca bianca, perciò non osare nemmeno lamentarti del fatto che è dura, che non ti sta bene, perché lui te l'ha detto chiaro e tondo; punto terzo, ma un minimo di moralità non ce l'avete? A quanto pare no.

Bene, direi che breve non è stata questa recensione, ma una cosa è certa: è ora di trarre le conclusioni finali.
La storia di per sé è molto carina, lo stile dell'autrice ti coinvolge e continuo a credere che questa santa donna sia un genio perché non basa i suoi libri su quel tipo di scene, ma anzi se va bene ne scrive due o tre e in maniera poco dettagliata.
Devo ammettere però che questo è, almeno per il momento, il meno preferito della serie: certamente, l'aver conosciuto già la storia di Thomas ha influito sulla mia parzialità, però credo che comunque non mi avrebbe appassionato perché ritengo che fare le cose alle spalle sia sempre una brutta cosa, irrispettosa soprattutto per chi è di spalle.
Insomma, storia carina, ma (ribadisco, nel caso non si fosse ancora capito) la mia sopportazione verso triangoli costruiti in questa maniera è proprio pessima: un conto è quando lei non sta con nessuno, ma ha sentimenti per entrambi, un'altro è quando arriva in terzo incomodo che si mette in mezzo alla coppia e la fa scoppiare, senza curarsi dell'altra faccia della medaglia ma solo di quella che gli interessa.
Voto:

giovedì 9 novembre 2017

Recensione Come le mosche d'autunno - Il ballo

Titolo: Come le mosche d'autunno - Il ballo
Autore: Irène Némirovsky
Genere: Narrativa
Casa editrice: Newton Compton Editori
Prezzo: €5.90 (copertina rigida)
Pagine: 154






Trama
"Come le mosche d'autunno" è ambientato nel 1916, in pieno conflitto mondiale. La guerra ha svuotato la grande casa padronale, rimane solo Tatjana Ivanova, la vecchia nutrice: ma dopo aver assistito alla barbara morte del ragazzo Jurij, fuggito dal fronte, anche lei decide di andarsene per raggiungere i padroni e accompagnarli nel loro lungo viaggio a Parigi, alla ricerca di una vita nuova. Ma per Tatjana la ricerca sarà dolorosa e solitaria. 
"Il ballo", che dovrebbe segnare l'ingresso della quattordicenne Antoinette nella brillante società parigina, è un sogno più per la madre, volgare e arcigna parvenue, che per la ragazza.Con una scrittura precisa e senza fronzoli, l'autrice racconta in poche, dense e drammatiche pagine, la vendetta di Antoinette.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, in questa giornata di novembre in cui le temperature sembrano farsi più fredde al mattino, per poi sorprenderci tutti all'uscita da scuola, quando c'è mezzo mondo con le giacche aperte perché effettivamente c'è il sole... ah, odio questo tempo, non sai mai come vestirti: e al mattino fa freddo, quindi mettiti il maglioncino di lana, però poi alle due si sta bene e si suda nel maglioncino, epperò al mattino mica volevi morire di freddo e metterti la maglietta a maniche corte sotto una felpa in previsione di ciò, no? Forse bisognerebbe vestirsi a cipolla, come suggerisce sempre mia madre, ma poi sorge un problemino: dove le mettiamo le maglie che ci siamo tolti in sei ore di scuola se la cartella è piena di libri e non abbiamo voglia di tenerli in mano? Caro tempo, deciditi, grazie!
A parte questo, oggi sono tornata per parlarvi di due brevi romanzi scritti da un'autrice molto conosciuta, di cui avevo già sentito parlare un bel po' di tempo fa, ma all'epoca ero nel mio periodo "i classici? No, meglio un bel fantasy" e l'avevo lasciata stare... grande errore, piccola Katy (Oh oh, piccola Katy, oh oh - okay scusate... *se ne va canticchiando*), non saranno state due letture piene di gioia di vivere e felicità, ma devi ammettere che non erano mica male, con tutta quell'atmosfera un po' oscura! Mi chiedo il perché prima fossi così... anzi, lo so il perché: nessun classico, e dico nessuno, avrebbe potuto avvicinarsi a Les Mis.
Ma bando alle ciance e iniziamo!

"Il ballo" è una storia molto breve, che racconta di un momento particolare all'interno di una famiglia: dopo anni passati nella mediocrità, i genitori di Antoinette sono finalmente riusciti ad arricchirsi e a ottenere la vita che volevano, ma questo non ha fatto molto piacere alla figlia, che si è ritrovata col passare del tempo dimenticata da loro e si è vista trattare come una bambina di cinque anni, quando invece sa di essere più grande; i suoi genitori, per inserirsi meglio in questo nuovo giro, decidono di dare un ballo in cui inviteranno le personalità più importanti, e Antoinette vede questa come l'occasione per poter iniziare ad entrare nel mondo dei grandi... sfortunatamente, i suoi non sono d'accordo, non vogliono che rovini nulla, perciò lei si ritroverà in un impeto di rabbia a vendicarsi di tutti i torti subiti e abbracciare la sé adulta che i genitori le hanno proibito.
"Come le mosche d'autunno", invece, vede la storia di Tatjiana Ivanova, da più di cinquant'anni nutrice della famiglia Karin: lei conosce tutto della loro casa e della loro storia di famiglia, è sempre stata al loro servizio, anche adesso che è anziana, ma la partenza dei due giovani ragazzi, fra cui Jurij, è sempre motivo di preoccupazione per lei, così come per tutti gli altri. Man mano che il tempo passa, mentre i due si trovano al fronte, la famiglia inizia a lasciare la loro casa natale e, successivamente, decidono addirittura di spostarsi a Parigi, dove la stessa nutrice li seguirà, ormai sempre più stanca e sempre più addolorata da quello che è successo. Ma mentre gli altri andranno avanti con le loro vite, pian piano la sua raggiungerà il capolinea, senza che nessuno se ne accorga.

Anche se potrebbe non sembrare, entrambe le storie hanno delle caratteristiche simili, che fanno in un certo senso da filo conduttore fra le due, pur narrando di due esperienze diverse.
Innanzitutto, comune è l'ambiente delle due famiglie: i Kampf, al momento della narrazione, sono molto ricchi, grazie a dei colpi di bip hanno fatto fortuna e hanno rivoluzionato la loro vita, che è diventata più sfrenata e di lusso, al punto che i genitori di Antoinette sono diventati molto cinici, più interessati a cosa gli altri penseranno di loro che alla loro figlia; i Karin, invece, dopo aver attraversato un periodo buio durante la guerra, riescono a tornare in carreggiata e si discostano sempre di più dalle difficoltà che precedentemente li avevano colpiti, iniziandosi alla sfrenatezza e allontanandosi anche dalla loro fidata nutrice, che si ritroverà messa all'angolino da persone a cui importa più il divertimento che altro.
Poi, in entrambi i casi l'atmosfera non è delle più serene, c'è qualcosa che nella vita di uno o di tutti loro porta il buio, il dolore per la perdita di qualcuno, come nel caso de "Come le mosche d'autunno", quando la nutrice soffre per i giovani che se ne sono andati, oppure di qualcosa, come nel caso de "Il ballo", quando la figlia sente di non essere apprezzata, di essere quasi vista come la pecora nera della famiglia senza apparente motivo. E quest'atmosfera carica di dolore non fa altro che aggiungere ulteriore oscurità alle rispettive storie, un senso crescente di angoscia, perché man mano che si va avanti con la storia si vede l'effetto maggiore di questa oscurità (anche se, ammettiamolo, l'ansia viene molto di più nel secondo caso che nel primo).

Certo, bisogna dire che le protagoniste sono quasi l'una l'opposto dell'altra: Antoinette è una ragazzina che si è sempre sentita non amata dai suoi genitori, criticata su tutto, mentre tutto quello che avrebbe voluto sarebbe stato vivere la vita felice e spensierata, aperta alle avventure che si possono trovare a quattordici anni, e ora in mezzo a tutta la sofferenza c'è un'oscurità, un desiderio di far vedere ai suoi che qualcosa vale anche lei, che esce fuori piano piano e che lei stessa si vuole gustare; Tatjiana, invece, è una nutrice dedita alla famiglia che serve, attenta a tutti i bisogni, e molto affezionata a tutti coloro che ha visto crescere in cinquant'anni di servizio, anche se non si può dire che abbia avuto sempre una vita felice, perché di perdite ce ne sono state fra i Karin e lei le ha sentite come se fosse a loro legata da un legame di sangue. Insomma, una usa la sofferenza per prendersi la sua rivincita e per far vedere che esiste anche lei, che ha pure lei il diritto di essere felice, mentre l'altra ci si rinchiude quasi al punto da scomparire di fronte agli altri.

Benché le storie partano da un ambiente simile per poi svilupparsi in maniere differenti, un tratto che credo sia distintivo dell'autrice è il fattore di ombrosità che caratterizza il suo stile di scrittura: da una situazione molto semplice e, apparentemente, tranquilla, la Nemirovsky si sposta negli angoli più reconditi delle storie, laddove non c'è allegria o gioia, ma dove è presente angoscia, solitudine e sentimenti misti; lei affronta delle situazioni molto complesse, facendo un grandissimo lavoro sulla psicologia dei personaggi, sui loro comportamenti e sul modo in cui si rapportano con gli altri, di modo che le dinamiche e le azioni siano collegate ai pensieri di personaggi e ai rapporti, appunto, interpersonali.
Certamente, non sono due letture leggere e spensierate, però sono molto belle, nella loro oscurità, e fanno riflettere su tanti piccoli dettagli, come soprattutto il fatto che spesso le persone si occupano soltanto di se stesse senza pensare agli altri.
Voto:

martedì 7 novembre 2017

Recensione A Million Worlds With You

Titolo: A Million Worlds With You
Autore: Claudia Gray
Genere: Young Adult, Fantasy, Sci-fi, Distopico
Casa editrice: Harper Teen
Prezzo: €9.22 (copertina flessibile)
Pagine: 432






Trama
Sin da quando ha usato il Firebird, l'invenzione dei suoi genitori, per passare attraverso dimensioni alternative, Marguerite si è ritrovata al centro di una faida trans-dimensionale. Ora ha imparato che la malvagia Triad Corporation ha intenzione di distruggere centinaia di universi, usando la loro ultima arma: una Marguerite di un'altra dimensione che è cattiva, psicologicamente contorta, e sempre un passo avanti,
Nonostante il suo ragazzo Paul sia sempre stato al fianco di Marguerite, l'ultimo attacco della Triad lo ha lasciato cambiato, e potrebbe non essere mai più lo stesso. Da sola, Marguerite deve fermare la Triad e prevenire la distruzione del multiverso. E' una battaglia fra Marguerite... e solo una può vincere.
Nell'epica conclusione alla serie completa che è stata lanciata con "Firebird-La caccia", il destino e la famiglia saranno messi in discussione, gli amori saranno vinti e persi, e il multiverso sarà per sempre cambiato.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, o meglio la versione di me più stanca che ci sia, che vorrebbe andare a dormire e non svegliarsi più fino a Natale, giusto in tempo per aprire i regali e sperare che siano libri! Sì, lo so, siamo solo all'inizio di novembre e io già penso al Natale, ma si sente già aria di inverno, tempo due settimane e si vedranno Babbi Natale fuori dai balconi della gente e le vetrine dei negozi saranno nevose e piene di palline e addobbi. E io intanto studio, e sto in casa, e sogno greco, e leggo poco... gioie dappertutto eh?
A parte questo, oggi sono tornata per parlarvi del volume conclusivo (sì, lo so che le ultime tre recensioni sono state di libri che hanno chiuso saghe, ma che ci posso fare?) di una trilogia che ha pian pianino rubato il mio cuoricino e l'ha fatto in tanti piccoli pezzettini, soprattutto con questo finale... ah, che strazio che è stato.
Però io sto divagando, non è buona educazione partire dal fondo, quindi bando alle ciance e iniziamo a parlare della soffer-... ehm, volevo dire, della trama...

La storia riprende esattamente laddove si era conclusa nel precedente volume: nel mondo della nostra Marguerite è arrivata una sua versione più cattiva e determinata a proseguire con il piano del Triadverso, ovvero quello di distruggere tutte quelle versioni del loro mondo in cui sono arrivati frammenti della loro versione della sorella della protagonista. Questo fa sì che lei sia impegnata in una caccia all'uomo molto difficile e in un'impresa quasi impossibile, poiché non può permettere che persone innocenti terminino la loro esistenza per i capricci di un'altra loro versione.
E' così che i viaggi ricominciano, nella speranza di salvare le altre versioni di sé che, se morissero, le impedirebbero di salvarne i rispettivi mondi e nella speranza che nel mentre i suoi genitori, Theo e il suo Paul scoprano un modo per fermare tutto questo.
Ma la situazione non è per nulla facile, la sua famiglia e il Wyatt Conley del Triadverso sono riusciti a creare un piano ben difficile da fermare e sembrano sempre un passo davanti a loro, anche quando pensa di aver messo le cose a posto c'è sempre qualcosa che le fa capire di trovarsi quasi di fronte a una guerra di interessi.
Come se non bastasse, ai suoi problemi si aggiunge anche il suo Paul che, dopo che la sua anima è stata spezzata in quattro parti finite in quattro suo versioni diverse, è alle prese con le complicazioni dell'accaduto e deve capirne le conseguenze, come può riuscire a tornare in un qual certo senso quello di prima.
Per Marguerite le difficoltà non sono ancora finite, e questa volta in ballo c'è qualcosa di veramente grande.

Come al solito, bisogna dire che ci troviamo di fronte a una protagonista con le scatole (lo so che non è questa l'espressione giusta, ma suvvia non siamo volgari!): dopo tutti i viaggi che ha fatto e le missioni di salvamento a cui ha partecipato, è diventata certamente una persona più matura, consapevole del peso delle azioni e mi piace pensare consapevole anche delle diverse versioni del proprio mondo che hanno uguali diritti, non ce n'è una più importante dell'altra.
Nel primo libro l'abbiamo vista andare alla ricerca della verità sulla morte del padre, mentre nel secondo la sua missione era quella di rimettere insieme il suo Paul, due imprese non facili e pericolose perché, pur essendo lei il viaggiatore perfetto, ci sarebbe sempre potuto essere qualche cosa che sarebbe potuto andare storto; eppure lei non si è mai fatta fermare dai rischi e, anzi, ha deciso che valeva la pena correrne qualcuno per salvare le persone che ama.
Ora la situazione è molto più complessa, in gioco non ci sono solo un paio di vite ma ce ne sono milioni di milioni e lei usa tutta la sua determinazione, e forse anche la sua testardaggine, per impedire una strage di dimensioni epocali. E in questo si rivela molto forte, perché non è facile riuscire a mantenere il controllo e la calma quando c'è una responsabilità così grossa dietro alle azioni che si compiono, né tantomeno è facile sopportare sulla propria coscienza la colpa per aver invaso la vita di qualcuno che non è propriamente lei, ma da un certo punto di vista lo è.
E' il tipo di eroina che personalmente apprezzo molto, quella che riesce a non farsi prendere dal panico troppo spesso e che è guidata da ottimi valori morali, che le impediscono di fare del male, a meno che non sia proprio necessario.

Paul, invece, è un personaggio molto complesso: abbiamo visto varie sue caratteristiche nel corso dei due volumi precedenti, la sua riservatezza, l'intelligenza, la solitudine, la paura di non essere abbastanza e di non essere amato, ma qui è tutta un'altra storia.
Essere stato rubato a se stesso, aver vissuto contemporaneamente in quattro versioni di sé lo ha profondamente segnato, e ora che la sua anima è tornata a trovarsi tutta nello stesso posto le cose non sono migliorate: del ragazzo responsabile, ma in un qual certo senso ancora spensierato, non è rimasto più nulla, c'è un giovane uomo alla presa con mille emozioni, di cui molto non sono nemmeno sue, ma degli altri Paul in cui ha vissuto, e nella sua testa c'è una grandissima confusione che si traduce in un tormento visibile che fa male, perché ti rendi conto che qualcosa è cambiato e che lui non ha la più pallida idea di come tornare alla vecchia normalità, o comunque a una ipotetica tranquillità mentale.
Nemmeno Marguerite riesce ad aiutarlo, perché è come se non si fidasse più di se stesso, ha paura di fare del male alle persone che gli sono care e questo lo porta a isolarsi e a concentrarsi esclusivamente sul lavoro, causando un grande dolore alla protagonista che non sa come fargli capire che tutto andrà bene e che le cose si rimetteranno a posto. La loro relazione subisce un grande scossone, ci saranno momenti molto intensi, pieni di tormento da parte di entrambi, e altri in cui ci potremmo considerare disperati perché non sembra vedersi manco una gioia che sia una all'orizzonte, però capiamo anche le sue intenzioni, capiamo che le cose che ha vissuto non sono state facili e che deve imparare a conviverci.

Ci sarebbero poi tanti altri personaggi di cui potrei parlare ma non lo farò, perché ve li lascio scoprire a voi, però una cosa ve la posso dire...
E' sempre molto bello vedere la diversità dei mondi nel Multiverso, osservare le diverse società e i diversi momenti che stanno passando, perché non tutti si trovano nella stessa era, ma credo che venire a conoscenza delle storie delle versioni varie dei protagonisti sia super interessante e in un qual certo senso (sì, lo so che sto ripetendo questa espressione non so quante volte, però mi piace troppo e oggi va così) anche emozionante, perché abbiamo la possibilità di scoprire come le scelte possono alterare la vita delle persone, di ciò che ci circonda e talvolta di un mondo intero! Pensate solo se in un'altra versione del nostro mondo in America fosse stata eletta la Clinton quante cose sarebbero potute cambiare, oppure se noi avessimo adottato una politica più green nei confronti dell'ambiente, oppure ancora se ognuno di noi avesse preso un'altra strada rispetto a quella che stiamo percorrendo!
Vedere tutte queste diverse storie nella storia, venire a conoscenza di come hanno reagito vecchio conoscenze a un'invasione come quella della nostra protagonista è veramente bello e credo che in parte, se proprio lo si vuole fare, il messaggio di questa trilogia sia proprio questo: non importa in che stato emotivo tu ti possa sentire, prima o poi ti renderai conto che le cose sarebbero potute andare in maniera molto diversa e allora, forse, potrai imparare ad apprezzare di più la vita che hai scelto di vivere. Perché sì, qui è tutta una questione di scelte, non c'entra il destino o il fato, ma siamo noi che determiniamo il corso della nostra esistenza, anche se comunque non tutto questo dipende solo da noi ma anche dalle scelte che gli altri fanno. Insomma, un incontro inaspettato non è colpa del destino, ma è colpa delle nostre scelte, che ci hanno portati proprio lì, in quell'esatto momento.

Detto questo, non credo di dover aggiungere altro: personalmente la mia avventura con questa trilogia è stata un crescendo continuo, ho amato conoscere il Multiverso e le varie versioni dei personaggi, così come ho amato in questo volume il ritmo incalzante, nonché il continuo saltare da un mondo a un altro (ne abbiamo visti più in questo volume che nei due precedenti), perché a me ha dato proprio l'idea dell'ansia e dell'angoscia della protagonista, nonché della fretta con cui ha dovuto agire per fermare ciò che sembrava inevitabile.
Certamente una trilogia che mi resterà nel cuore, con mille sfaccettature e l'intensità dei personaggi che è qualcosa di indescrivibile in questo terzo libro.
Voto:

giovedì 2 novembre 2017

Recensione Il Rogo della Strega

Titolo: Il Rogo della Strega
Autore: Josephine Angelini
Genere: Fantasy
Casa editrice: Giunti y
Prezzo: €16.50 (copertina rigida)
Pagine: 400






Trama
Lily è cambiata molto dalla ragazzina debole e malaticcia che era: è divenuta una strega e una leader potente, ha affrontato più di una battaglia e, dopo aver perso il primo amore della sua vita ed essere stata tradita da quello nuovo, ha imparato sul dolore e sul senso di perdita più di quanto mai avrebbe voluto sapere. Ancosa una volta costretti a misurarsi con una società completamente diversa da quanto abbiano mai immaginato o conosciuto, Lily e i suoi alleati sono determinati a trovare risposte, a individuare una via per la vittoria, per sconfiggere i terribili nemici senza ricorrere alle armi nucleari e senza che Liv accetti di diventare una tirannica assassina come Lillian, il proprio alter ego. Talvolta la vittoria richiede però profondi sacrifici, e quando l'unica strada pare essere quella al fianco di Lillian, quale sarà il prezzo che Lily sarà pronta a pagare?
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla dal suo computer tanto fidato che emana anche un certo calore, il che vuol dire che non sono ancora diventata un ghiacciolo, soprattutto non in camera mia, la camera più fredda della casa (che fortuna eh) perché esposta a nord e con un solo misero termosifone, che ora non è ancora il caso di accendere ma a me sta già venendo un coccolone a pensare al freddo che sentirò fra un paio di settimane e ai miei piedi che si ustioneranno stando sul termo (perché, dovete sapere, la mia scrivania si trova di fronte alla finestra e al termosifone, perciò per sentire caldo d'inverno io ci metto i piedi sopra e faccio più o meno la figura di quelli che camminano sui carboni ardenti, solo stando ferma).
*And I'm not ready*
Comunque, oggi sono tornata per parlarvi del volume conclusivo di una trilogia che mi è piaciuta un sacco e su cui non avevo alcuna aspettativa, ma di cui, ovviamente, ho letto i primi due libri l'anno scorso e l'ultimo solo quest'estate... e sì, l'ho fatto con molte altre serie.
Ma bando alle ciance e incominciamo!
P.S. l'ho letto in inglese, quindi se vedete dei nomi di creature o città o chessò io che non sono come quelli nel libro italiano è perché non mi ricordo più come li avevano tradotti, ergo li lascio in inglese (scusatemi).

Lily e i suoi meccanici avevano deciso di andare a Ovest per cercare una soluzione a quello che stava succedendo nella Salem del mondo parallelo in cui lei è finita: dopo aver affrontato delle terribili creature, gli Hive, da soli, con un piccolo contingente e senza Rowan, si sono ritrovati in una città di cui non conoscevano nemmeno l'esistenza, Bower City, in cui tutto sembra essere perfetto, non c'è violenza, non ci sono malattie, tutti vivono felici e contenti. Ma in questo nuovo ambiente, Lily e i suoi si ritroveranno presto a mettersi sull'attenti, dapprima con l'arrivo di qualcuno di veramente inaspettato, ma poi anche per via della presenza degli Ibridi che li controllano, di Toshi, un ragazzo di cui qualcuno non si fida perché potrebbe essere una sfida, e di altri nuovi personaggi, come Grace e Mala.
Mentre loro osservano questa nuova realtà, e cercano anche di capire perché nessuno di loro ha mai aiutato chi vive a Est, in mezzo alle malattie, Lillian sta morendo, la situazione si fa sempre più complicata e ci sono minacce che incombono su di loro, che hanno raggiunto questo posto, inconsapevolmente, proprio per trovare una soluzione.
Ma soprattutto, potrebbe scoppiare una guerra da un momento all'altro, e Lily sa bene che sarà difficile, pur essendo lei una strega molto potente, pur essendo i suoi meccanici molto validi, i nemici da affrontare potrebbero essere difficili da battere e probabilmente andar loro incontro sarebbe un suicidio per un eventuale esercito. Eppure, forse non tutto è perduto, forse la loro permanenza a Bower City potrebbe essere d'aiuto e far loro capire quale strada sia quella giusta, o comunque quella con meno morti possibili.

Già dal primo volume di questa trilogia abbiamo potuto notare la grande evoluzione del personaggio di Lily: non solo ha appreso di essere una strega, ha smesso di essere malaticcia e ha visitato uno degli universi paralleli id cui parla sua madre, ma questa sua nuova condizione l'ha fatta diventare più forte e determinata, più matura, più adulta. Le situazioni che si è ritrovata ad affrontare l'hanno fatta crescere molto, facendola diventare la donna che vuole salvare il mondo, come era suo sogno, ed è per questo che si dimostra una migliore leader rispetto agli altri che abbiamo visto nel corso dei tre libri: lei non pensa ad accrescere il suo potere, non agisce come la tipica strega che si circonda di meccanici per soddisfare un suo piacere personale, ma pensa sempre in grande, osserva una situazione e decide di intervenire per salvare qualcuno perché lei è altruista e generosa, non vuole che qualcuno muoia, né per colpa sua, né per cause maggiori. Perché? Beh, perché anche lei ha sofferto e sa cosa voglia dire perdere qualcuno, credere che sia stato un proprio errore a togliere la vita dal corpo di una persona, e non vuole che questo accada più, però sono in guerra, e qualcuno muore sempre, nonostante tutta la buona volontà che lei ci possa mettere nell'impedirlo.
Per gran parte di questo volume, Lily alterna due facce: da una parte, si mostra sempre la strega potente e compassionevole che è; dall'altra, soffre in silenzio, per il suo Tristan, e anche per Rowan, l'uomo di cui si fidava ciecamente e che l'ha tradita, e con cui ora non sa che cosa fare, perché tutti sanno che lei perdona difficilmente.

In generale, grande importanza ce l'hanno tutti i meccanici della protagonista, insieme alla sua famiglia.
Tristan, Caleb, Una e Breakfast sono sempre pronti a sostenere la loro strega e ad aiutarla nei momenti più difficili, la proteggono e accettano ben volentieri la magia che lei può dar loro, però sono anche abbastanza sensibili su questo argomento, si fidano di lei, sanno che non farebbe mai qualcosa di male intenzionalmente, eppure ogni tanto c'è un piccolo spettro che si insinua fra loro e non sanno bene come comportarsi.
Rowan, invece, rimane un po' un mistero: all'inizio siamo ancora arrabbiati con lui per quello che ha fatto alla fine de "Il Potere del Fuoco", non riusciamo a comprendere il perché, però al contempo vediamo che lui ci tiene moltissimo a Lily, cerca sempre di avvertirla dei pericoli e di proteggerla, pur sapendo che in questo momento non si può dire sia propriamente nelle sue grazie. Eppure, non gli si può tenere il broncio a lungo, è troppo irresistibile e macho (se mi permettete), è sempre così forte e determinato, combattivo e in un qual certo senso comprensivo, e lui e Lily... ah, cosa non sono! Anche separati emettono delle vibrazioni intense, si guardano e quasi viene la pelle d'oca perché la loro relazione-non relazione è qualcosa di così intenso che soffri con loro, che sono lontani e che non sembrano volersi avvicinare... e mannaggia a loro e a Zeus, perché vorresti tanto essere Cupido e farli rimettere insieme per l'eternità, perché loro sono fatti per stare insieme! E poi, scusate, chi dice di no a Rowan? Insomma, è pur sempre Rowan!
Poi abbiamo Juliet, quella di Lillian, che sembra sempre come un fuscello che potrebbe volare da un momento all'altro, delicata, ma con una certa determinazione che la fa sembrare all'apparenza debole, ma in realtà molto forte. Oltretutto, è una brava dispensatrice di consigli e spesso fa quello che faremmo noi se fossimo lì con i vari personaggi, ovvero fa il piccolo Eros della situazione che cerca di scacciare Eris, la dea della discordia, e far capire qualcosa a quei due testoni dei Liwan (in realtà non c'è un nome per la ship, credo, però non avevo voglia di scrivere i due nomi staccati, perciò...).
E ovviamente ci sono anche altri personaggi, alcuni sono vecchie conoscenze testone e/o con un animo di pietra nera, altri invece sono nuovi, come Toshi e Grace, ma non vi dirò niente di loro perché sono tutti da scoprire.

Avendolo letto in inglese, "Il Rogo della Strega" mi ha stupito moltissimo: in genere, quando leggo in lingua originale un libro di cui ho letto i volumi precedenti in italiano ci metto sempre un attimo a entrare nell'ottica dell'inglese dell'autore/autrice, e talvolta succede anche che non mi piace come i precedenti proprio per questo motivo, invece in questo caso sono riuscita, inspiegabilmente, a entrare subito nella storia, sin proprio dalle prime pagine e ammetto che non me lo aspettavo, soprattutto perché molti sostengono che la prima parte di questo libro sia "noiosa" (nel senso che non accade moltissimo), mentre io mi sono ritrovata sin da subito coinvolta e intrigata da come la situazione si stesse evolvendo. Tutto questo per dire che, sostanzialmente, ho iniziato a sclerare già dopo le prime dieci pagine, con l'introduzione della nuova città, e non ho smesso fino alla fine della storia, quando ho letto l'ultima frase e nella mia mente ho esordito dicendo: "Ne voglio ancora. Sono soddisfatta per come è finito, ma non credo di essere pronta a dire addio a questa trilogia.".
E' vero che l'inizio è abbastanza calmo, però io l'ho trovato super interessante perché si scoprono un sacco di cose, alcune su questa società molto diversa da quella di Salem, altre sui segreti che nessuno praticamente sa; man mano che si prosegue con la lettura l'azione diventa sempre di più, iniziano combattimenti, fughe, corse contro il tempo per poi arrivare agli attimi finali dove inizia a concentrarsi l'ansia per quello che potrebbe succedere, visto che, in fin dei conti, siamo all'ultimo volume di una trilogia e potrebbe morire chiunque (se non muore qualcuno pare pure strano, quasi), e poi ci ritroviamo all'epilogo e, se siete come me, non sappiamo più cosa fare della vita, perché ci sono state date così tante informazioni, così tante risposte e anche parecchia sofferenza, che sembra quasi strano essere arrivati alla conclusione di una storia del genere.

Insomma, è stata una degna conclusione di una trilogia molto bella, che mi aveva attirato per il semplice fatto che si parla di streghe, del loro mondo immenso in cui abbiamo continuato a vedere cose diverse, manipolazioni, uso dei poteri, pire infuocate e tanto altro.
Ho adorato il fatto che l'elemento centrale sia sempre rimasto il fuoco, utilizzato molto spesso per far sì che la strega di turno, ovvero quasi sempre Lily, trasportasse qualcuno da un posto all'altro, oppure gli infondesse tutta l'energia possibile per resistere a un ipotetico scontro. Mi è piaciuto molto il modo in cui si è evoluto il rapporto fra Lily e tutti i personaggi in generale, ma soprattutto il mio caro Rowan.
Certo, qualche mainagioia c'è, però è tutto ugualmente molto bello.
Voto:

martedì 31 ottobre 2017

Recensione Silver, L'ultimo Segreto

Titolo: Silver, L'ultimo Segreto
Autore: Kerstin Gier
Genere: Urban Fantasy
Casa editrice: Corbaccio
Prezzo: €16.40 (copertina rigida)
Pagine: 361






Trama
Ormai è appurato: nemmeno nei sogni si può stare in pace. Prima, quando Liv viveva a casa sua, i sogni erano affari suoi, ma adesso che si è stabilita a Londra insieme alla sorella Mia da Ernest, il nuovo compagno della madre Ann, sembra che tutti ne sappiano più di lei. In primo luogo Grayson, il fratello appena acquisito, e poi tutti i suoi amici. Da quando le sono apparsi in sogno in un cimitero, intenti in una cerimonia esoterica, Liv è costretta a condividere con altri ragazzi non solo la scuola, ma anche la notte e i suoi incubi. Da un certo punto di vista questo può avere i suoi aspetti positivi, specialmente quando Liv è con il fascinoso Henry... ma i sogni sono minacciati da una presenza oscura e inquietante pronta a seguire i ragazzi nei loro spostamenti e, soprattutto, il loro amico Arthur ha deciso inspiegabilmente di rovinare per sempre la loro vita... Di giorno, le cose non sembrano andare meglio in questa famiglia allargata dove c'è ancora qualche rancore di troppo tra Florence, la spocchiosa gemella di Grayson, la mamma di Ernest che mai e poi mai vorrebbe diventare la suocera di Ann e l'autore di un blog anonimo che si diverte a spiattellare tutti i segreti di Liv. Certo, c'è Henry, il suo meraviglioso fidanzato, ma cosa farà quando scoprirà che Liv gli ha mentito?
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla e oggi è Halloween! Quel giorno in cui la sera ci si traveste come zombie o streghe, o altri esseri spaventosi (tipo Sebastian... ma nessuno capirebbe), quel giorno in cui ci si racconta storie dell'orrore e si va di casa in casa a fare "Dolcetto o scherzetto" e... ah, dimenticavo, c'è sempre la scuola, io sono un po' troppo grande per reclamare dolcetti, e le feste dove in teoria ci si potrebbe travestire sono quelle in cui c'è più alcol e altro di quanto se ne possa vedere in tutta una vita intera. Cattivi film americani che fanno sognare. Come quando, dieci anni fa, si guardava High School Musical e si credeva che al liceo avremmo cantato e trovato ragazzi fighi come Zac Efron nei panni di Troy Bolton. Io l'ho sempre detto, non è solo la Disney a illuderci...
A parte questo, oggi sono tornata per parlarvi di un libro molto creepy, giusto per essere in tema, libro che... non è affatto creepy, ma che mi è piaciuto molto, anche se ho passato i primi minuti a pensare "O cavolo, cosa era successo nel volume precedente? Com'era finito? Oddio, raga, qui c'è da preoccuparsi, ho diciassette anni e zero memo- oh no, adesso qualcosa mi ricordo!" perché il volume precedente l'ho letto l'estate scorsa e, come vi ho già detto, sono veramente pessima a continuare delle serie.
Ma bando alle ciance e cominciamo!

Ritroviamo i nostri amici in un'apparentemente normale giornata scolastica, Liv, Grayson e Henry chiacchierano a mensa tranquillamente, fino a che qualcosa li mette in allerta: di fronte a una scena simile i tre e tutto il resto della scuola rimangono basiti, ma loro sanno bene che dietro a tutto questo c'è Arthur, il loro vecchio amico, ex-ragazzo di Anabel (per intenderci, quella pazza) che è passato al lato oscuro e cerca di farglielo capire in tutti i modi. Arthur non si è accontentato di "possedere" Mia, la sorella di Liv, ma ora minaccia di fare la stessa cosa a molte altre persone, per provare il suo potere, e sembra essere inarrestabile.
Anche il mondo dei sogni sembra, però, essere permeato da un'aura di oscurità, non è più un posto molto sicuro, soprattutto da quando Anabel ha affermato che esiste un Demone, quello a cui tutti loro hanno fatto giuramento, che non è contento e che programma di ucciderli tutti quanti. All'inizio, nessuno crede a lei, pensano che sia una proiezione, un qualcosa dovuto alla sua insania, tuttavia accadono certe cose che li fanno mettere tutti sull'attenti, al punto da cercare di trovare delle informazioni che spieghino qualcosa.
Ma se, in generale, la loro vita e sconquassata da Arthur e Anabel, nel privato non va molto meglio: fra i preparativi per il matrimonio della madre di Liv, le liti domestiche, le opinioni divergenti, Secrecy e molto altro, non c'è più un minuto di tranquillità.
Riusciranno i nostri eroi a mettere fine a tutta questa storia, a svelare tutti i segreti e a riportare un po' di santa pace nelle loro vite?

Allora, noi eravamo sicuri di averne viste di tutti i colori con Liv? Di aver visto il massimo delle sue marachelle? Ahahah, che ridere! Che illusi che siamo stati... Eh sì, perché il lupo perde il pelo ma non il vizio, e la nostra amata protagonista continua ad infilarsi in guai più grandi di lei, e lo fa già dalle prime pagine! Io non so proprio come faccia, è una calamita naturale per le situazioni difficili e se ne esce sempre, o quasi, combinando qualcosa, per poi rimproverarsi perché non doveva agire così. Sul serio, ci sono dei momenti in cui è veramente esilarante, parla o agisce e ti ridi perché vedi il modo in cui non riesce a togliersi da una situazione imbarazzante e poi continui a ripeterle che prima o poi verrà smascherata o qualcosa andrà contro il suo bellissimo (si fa per dire) piano.
Però, a parte le risate assicurate, Liv è anche una testa dura, quando si mette in testa qualsiasi cosa deve poi continuare su quella scia, è determinata a non lasciare le cose in sospeso e a comprendere il più possibile della situazione in cui si è trovata; per non parlare di quanto si possa vedere il suo amore per certe persone e la sua voglia di proteggerle dal male in persona (aka Arthur).
E la cosa che mi piace di più di lei è la sua naturalezza, il modo in cui affronta le situazioni difficili anche quando è spaventata a morte, ma è nelle sue vene il non ritirarsi di fronte alle difficoltà.
Ah, tra l'altro, devo anche ammettere che per una volta non ho pensato che lei sarebbe finita meglio con Grayson, anzi mi è abbastanza piaciuta insieme a Henry, forse anche per il fatto della sua bugia e il fatto che lui ha mostrato con lei un lato diverso, che non avrei mai creduto potesse avere.

Ora, torniamo a riprendere il formato di qualche recensione fa e a fare una bella carrellata di personaggi.
Il primo di cui vi voglio brevemente parlare è Grayson: non so se lo sapete, ma lui è uno dei miei preferiti in questa trilogia e qui non è stato da meno, si è vista la sua intelligenza, il suo essere razionale e la sua capacità di arrivare al nocciolo della questione come un bravo investigatore; certo, c'è da dire che non si mostra sempre come un ragazzo tutto d'un pezzo, però chi ha detto che devono essere tutti fortissimi? Nessuno, perciò a noi ci piace così com'è.
Poi abbiamo Henry, il ragazzo di Liv che ha fatto cose che on avrebbe mai dovuto fare, ma noi l'abbiamo perdonato (e con noi intendo me, myself and I) e ora ci è diventato pure più simpatico di prima! Ah, guarda che vita, un momento prima daresti due schiaffi a una persona e quello dopo le stringeresti la mano... Anyway, in questo ultimo volume si è dimostrato molto più carino, sempre macho e sempre sorridente, anche quando la situazione stava diventando parecchio spinosa, e in alcuni momenti è stato anche tanto dolce, veniva quasi da dirgli "Ti prego, anche tu, non puoi diventare reale?" per via del modo in cui si comportava con la protagonista... you made me a proud mama. *si asciuga una lacrima di commozione*
Come non menzionare Mia, la sorellina di Liv? Che sono della stessa famiglia si vede, sono una squadra incredibile, però fra le due la più piccolina è quella più intelligente: non solo è furba, ma è anche brava a risolvere i misteri, come quello di Secrecy, la famosissima blogger senza peli sulla lingua di cui nessuno sa nulla. Insomma, è una piccola Sherlock Holmes in erba.
Poi c'è Jasper, che nello scorso volume era finito in Francia, con tutto il mio cuoricino perché era troppo simpatico e adesso l'abbiamo incontrato di nuovo e... posso dire che lo preferivo prima? Adesso era tutto pace e amore, in versione zen e per me è NO. Rivoglio il mio vecchio Jas-Jas.
E come non parlare dei cattivi della situazione? Diciamo che sia Anabel sia Arthur sono due personaggi misteriosi: la prima non si capisce molto bene da che parte stia, si sa solo che probabilmente ha ancora qualcosina fuori posto nella sua testolina e ogni tanto è pure inquietante; il secondo è veramente passato al lato oscuro, ma non si capisce molto bene il perché, che cosa sia cambiato e per quale motivo abbia deciso di rovinare la vita di mezzo mondo, contemporaneamente sembrando il principe azzurro che tutte (o quasi) le ragazze della sua scuola vorrebbero avere.

Come al solito, anche quest'ultimo volume della trilogia è esilarante, ci sono stati momenti in cui sono scoppiata a ridere come una pazza perché si erano create delle situazione veramente assurde, in cui la nostra Liv ne combinava una dietro l'altra e non riusciva a togliersi fuori da questo macello senza combinare altri casini, per non parlare poi dei momenti in cui stavano preparando il matrimonio della madre, in cui fra la nonna bacchettona e Lottie che faceva ingelosire Charles c'era veramente da morire dal ridere.
Però, devo anche ammettere che, in mezzo a tutto questo divertimento e a questi misteri, di azione ce n'è poca, ma proprio poca! E se, da una parte, questa mancanza era compensata dall'aura misteriosa e dalla paura dei personaggi, dall'altra, quando sono arrivata alla fine mi è mancato qualcosa... avrei sperato in qualche combattimento in più, in qualche corsa contro il tempo per salvare tutti, un po' come era successo ne "La Trilogia delle Gemme", dove la vicenda era molto più avventurosa. Invece, a parte un serpente di qua e uno "zombie" di là, c'era poco e niente, non c'era così tanta ansia e così tanta paura di quello che sarebbe potuto accadere se non proprio alla fine, nelle ultime trenta pagine (forse anche meno), e quello che è successo dopo aver fatto fuori il cattivo non è che sia stato propriamente molto avvincente, mi sarebbe piaciuta più azione, un finale con più pepe, al posto che rimanere in linea con la leggerezza della storia e creare un happy ending spensierato.
Avrei voluto vedere un po' più di difficoltà, di terrore, invece è tutto filato troppo liscio... o meglio, diciamo che mi è piaciuto il modo in cui è filato, però avrei voluto almeno vedere prima un po' più di tormento.

A parte questo, devo comunque dire che mi è piaciuto molto, è stato un finale abbastanza degno per questa trilogia e mi piacerebbe sapere qualcosa di più sulle vite dei personaggi dopo la fine, perché come al solito non è che la Gier abbia chiuso tutto eh, anzi ha lasciato un sacco di porte aperte su situazioni accennate e questo mi dà molto fastidio, perché io sono una persona curiosa e quando finisco un libro devo sapere tutto di quello che succederà dopo, devo sapere l'epilogo di ogni singolo personaggio, o quasi.
Insomma, una bella conclusione, un po' carente di azione, ma esilarante e intrigante al punto giusto.
Voto:

giovedì 26 ottobre 2017

Recensione Half Lost

Titolo: Half Lost
Autore: Sally Green
Genere: Fantasy
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo: €16.50 (copertina flessibile)
Pagine: 347






Trama
Nathan è ancora una volta in lotta contro il tempo. Soul, il tirannico Incanto Bianco che con un colpo di mano ha assunto il pieno controllo del Consiglio, ha preso di mira l'Alleanza degli Incanti Liberi, ormai ridotta a pochi elementi, in perenne fuga e pericolo di vita. L'unico modo per uscire dall'impasse è sorprendere il nemico, e attaccarlo dove meno se lo aspetta: nel suo cuore strategico, quel palazzo del Giudizio a cui Nathan è legato da tristi ricordi. Per entrarci però non bastano i nuovi Doni che Nathan sta faticosamente tentando di padroneggiare: occorre qualcosa di più, un leggendario amuleto con il potere di rendere invincibile chi lo indossa. Il prezioso artefatto è però nelle mani di Ledger, un Incanto Nero che gioca da battitore libero. Nathan parte per gli Stati Uniti portando con sé le speranze dei ribelli, ma anche le sue ferite.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, una personcina che si sta stressando sempre di più perché ci sono sempre più cose da fare e poco tempo e... perché nessuno ha mai avvertito che più si cresce e più gli impegni aumentano? Perché nessuno ha mai detto a chiare lettere come fare per non ritrovarsi con impegni fino al collo? Come fare a compitare e studiare e andare a danza e mangiare e fare tante cose in meno di dieci ore? Ah, che vita raga, la prossima volta nasco su Marte e problema risolto!
Anyway, oggi sono tornata per parlarvi dell'ultimo libro della serie "Half Life", trilogia che avevo iniziato l'estate scorsa e che mi era piaciuta abbastanza, perciò ho deciso di terminala dopo un anno, perché ovviamente io non sono capace di leggere i seguiti, se già pubblicata, in un periodo breve... sì, lo so, sono una cattiva lettrice, ma #noshameforme.
Ma bando alle ciance e iniziamo!
*Attenzione: Spoiler certi se non avete letto il volume precedente. A vostro rischio e pericolo.*

Dopo la morte del padre e la successiva acquisizione dei suoi Doni, Nathan è determinato a prendersi la sua vendetta, uccidendo tutti i Cacciatori che si metteranno in mezzo fra lui e il suo piano.
Mentre è ossessionato da tutto questo e mentre cerca di capire come maneggiare i suoi nuovi poteri, la guerra fra Incanti Bianchi e Incanti Neri continua a imperversare e l'Alleanza è messa a dura prova sia da Jessica, il capo dei Cacciatori, nonché sorellastra del protagonista, che vuole eliminare la minaccia, sia da Soul, il capo degli Incanti Bianchi, che tenta di ottenere potere e di comandare su tutti usando qualsiasi arma in suo potere.
Nathan e gli altri devono sbrigarsi e agire per evitare che la situazione peggiori ancora di più, soprattutto ora che l'Alleanza è sempre più a rischio. L'unico che ha veramente la possibilità di succedere in questa guerra, di andare avanti per primo e aprire la strada agli altri è Nathan, grazie ai nuovi Doni che è riuscito a maneggiare, però c'è pur sempre il rischio di insuccesso: per questo è necessario trovare un amuleto che sia in grado di renderlo invincibile, creando quasi una macchina da guerra insieme al Fairborn, il coltello con cui è solito uccidere.
Riusciranno i nostri eroi a mettere fine a tutto questo senza perdere qualcuno per strada? E riuscirà Nathan a portare equilibrio nella sua vita, trovare una pace in questa guerra?

Ora mai, Nathan è cresciuto, è diventato improvvisamente un adulto perché ha dovuto affrontare diverse situazioni che lo hanno, inevitabilmente, portato a un cambiamento: del ragazzo desideroso di dimostrare di non essere malvagio e che tutti gli Incanti possono coesistere insieme non è rimasto quasi più nulla, solo una persona ferita e con un enorme desiderio di vendetta che necessita di essere sfamato in un qualche modo. Pur essendo consapevole in parte di quello che sta facendo, di tutte le persone che ha ucciso dalla morte del padre, Nathan è ugualmente determinato a proseguire nel suo intento perché crede che la legge debba valere per tutti e che, nonostante le azioni cattive di Marcus, qualcuno debba pagare.
Ma in questa nuova oscurità in cui è piombato non è solo, accanto a lui c'è Gabriel, colui che cerca disperatamente di farlo ragionare, ma che gli sta ugualmente vicino pur non approvando le sue azioni; e poi ci sono anche altre conoscenze che gli staranno vicino, cercheranno di fargli abbandonare la sua vendetta per un bene al momento più grande e che gli indicheranno la strada da seguire.
Insomma, è uno di quei protagonisti che in poco tempo sono costretti a una grande evoluzione, da semplici ragazzini senza la benché minima idea di come si faccia a uccidere una persona, passano ad essere degli adulti con un carico enorme sulle spalle e con mille responsabilità, dovute al fatto che la situazione nel loro mondo è peggiorata e anche loro hanno dovuto adeguarsi, nonostante tutto il dolore e la sofferenza che si portano dietro e che diventa il motivo per cui agiscono.

Un altro personaggio importante, che però ho avuto la sensazione si sia visto di meno, è certamente Gabriel.
Sappiamo già che lui è un po' come il grillo parlante, cerca di conciliare il turbamento di Nathan e di fargli capire che il modo in cui ha reagito alla morte di Marcus non è quello che sistemerà qualsiasi cosa, che uccidere i Cacciatori non sarà semplicemente come giustiziare i criminali per i reati commessi perché anche lui potrebbe essere accusato della stessa cosa.
In questo terzo volume, tuttavia, il nostro grillo parlante sembra sempre più esasperato, è stanco di tutta questa guerra e vorrebbe andarsene via e dimenticarsene, però, al contempo, non vuole lasciare il protagonista, lo ama troppo per poter fare qualcosa senza di lui e decide per questo di rimanergli accanto e di adottare un atteggiamento attivo-passivo, ovvero ci sono momenti in cui lo affronta e lo scuote per benino, mentre ce ne sono altri, quelli in cui è veramente arrabbiato, in cui è come se si prendesse del tempo per sbollire tutto quello che ha dentro. Perché lui è un'anima buona che non vorrebbe far del male, se non proprio quando non si può fare altrimenti, e vedere Nathan uccidere lo fa arrabbiare.
E' veramente un ragazzo d'oro, ha una pazienza incredibile (I feel you, Gabriel) e... e... okay, fra un attimo mi metto a piangere se non la smetto. *sbatte convulsamente gli occhi per scacciare via le lacrime. Ci ripensa. Altre lacrime in arrivo. Sbatte ancora gli occhi. Respira. Profondamente. E poi decide di passare al prossimo argomento da trattare. Genio.*

Oltretutto, in "Half Lost" tornano delle vecchie conoscenze, perché ovviamente siamo in guerra e c'è bisogno dell'aiuto di tutti i più esperti, o comunque di quelli che possono controllare Nathan e fare in modo che non esploda, e chi meglio di Celia, la sua... come la posso chiamare... carceriera che conosce tutto su di lui, il modo in cui reagirà (o potrebbe reagire), il modo in cui combatte, i suoi punti deboli, eccetera eccetera.
Ma ci sono anche un paio di personaggi nuovi, la maggior parte dei quali non abbiamo l'opportunità di conoscere per bene perché sono delle reclute dell'Alleanza che si stanno allenando per il conflitto finale, però ce n'è uno che vediamo per più tempo e che è un personaggio super intrigante, strano, intelligente e probabilmente a tratti creepy, ma, ehi, meno male che noi non l'abbiamo incontrato nella realtà, altrimenti chissà che scherzetti ci avrebbe fatto (chi ha letto il libro credo capirà a quali scherzi mi riferisco... un indizio: Mercury).

Come accade ogni volta, arrivare alla fine del libro che conclude l'intera saga non è mai facile: specie in questo genere, dove l'ultimo libro è generalmente una battaglia fra bene e male (o fra due schieramenti non ben distinti... avanti, anche fra il bene c'è dell'oscurità e viceversa), l'ansia è sempre sparata a mille, non c'è un secondo in cui non ti chiedi chi dovrà morire, perché dentro di te sai che se non muore nessuno vuol dire che c'è la fregatura... e potrebbe arrivare con l'epilogo, vero Victoria Aveyard? Anyway, quando si arriva alla fine si inizia sempre ad avere un certo presentimento, iniziamo a sentire che il nostro cuore soffrirà, che la nostra vita non sarà più la stessa (sia che il libro sia sensazionale, sia che non lo sia) e che immancabilmente fisseremo il muro per cinque minuti chiedendoci come faremo ad alzarci dal letto o dalla poltrona, o dovunque noi stessimo leggendo.
Ed è quello che è più o meno accaduto a me con "Half Lost": premetto che io, come al solito, mi ero già spoilerata tutto, perché la brava lettrice che non va a leggere le recensioni su libri che non ha ancora letto non la so fare, ma soprattutto sono così masochista che vado addirittura a leggermi la sezione spoiler oppure la trama su wiki-qualcosa, se la serie/il libro ha una pagina wiki... però ugualmente non ero pronta a quello che è successo alla fine, mi sono ritrovata a trattenere il fiato perché ci sono state delle scene alla "Ommioddio che schifo" e altre alla "Ommioddio, qua finisce male. Mayday, mayday, qua finisce male". E poi è arrivato l'ultimo capitolo, aka la mia morte, perché per poco non mi mettevo a piangere, e sapete che io non piango praticamente mai... per i libri, almeno! XD

Concludendo, questa trilogia è andata migliorando di libro in libro e non l'avrei mai immaginato, però mi è piaciuta sempre di più e con questo ultimo volume l'autrice ha centrato in pieno con l'idea che avevo io su come si sarebbe dovuta sviluppare la storia, ovvero magia, tormento, azione e un pizzico di amore.
Personalmente, sono molto soddisfatta di questa lettura, avendo letto i primi due un anno fa non ero sicura di ricordarmi ancora la storia e non credevo nemmeno che mi sarebbe piaciuta (ingenua) e invece sono rimasta molto sorpresa, un po' triste per la piega del finale, ma nel complesso felice perché è stata proprio una bella lettura.
Voto:

mercoledì 25 ottobre 2017

WWW... Wednesday! #55

Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla e oggi è una relativamente bella giornata perché io e i miei compagni siamo andati a Torino per il Salone dell'Orientamento e abbiamo saltato un giorno di lezione, quindi è una cosa piuttosto positiva. Credo.
A parte questo, sono tornata con la consueta rubrica del mercoledì inventata dal blog Should Be Reading, in cui vi mostrerò le mie letture in corso, terminate e in programma.

What are you currently reading?
L'ho iniziato l'altro giorno, ma non sono andata molto avanti perché ho avuto poco tempo, tra impegni vari e lo studio, quindi non vi so ancora dire bene cosa ne penso.

What did you recently finish reading?
Questa settimana ho letto soltanto un libro perché non ho avuto molto altro tempo, sempre a causa della scuola. Il che significa che la pacchia è giunta alla fine.
Comunque, devo ammettere che mi è piaciuto molto questo libro, anche se avendolo letto a spezzoni ci sono state certe parti che ho apprezzato meno di quanto le avrei apprezzate se l'avessi letto in una sola seduta, principalmente perché c'è stato un punto in cui sembrava che tutto ruotasse solo attorno a quello e guarda caso ha occupato proprio uno di questi spezzoni - ergo quella parte mi ha dato un po' di fastidio, ma per il resto è stata una bella lettura.

What do you think you'll read next?
Siccome ci avviciniamo ad Halloween, penso proprio che leggerò questo libro sulle streghe.

Bene, per oggi è tutto. Se vi va fatemi sapere qualcosa a proposito delle vostre letture.
Pace, amore e tanti libri a tutti!

martedì 24 ottobre 2017

Recensione Il Libro dei Sogni

Titolo: Il Libro dei Sogni
Autore: Nina George
Genere: Narrativa
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Prezzo: €18.90 (copertina rigida)
Pagine: 370






Trama
Sam ha tredici anni, un dono che a volte gli sembra una maledizione e un migliore amico che gli sembra sempre una bizzarra e geniale benedizione. Quello che gli manca è un padre: il suo, Henri, è un reporter di guerra che lui non ha mai visto. Così, quando gli si presenta l'occasione, la giornata padri-figli organizzata dalla scuola, Sam non esita un momento a invitarlo, per poterlo finalmente conoscere. Quel giorno, per lui e suo papà tutto cambia. Quel giorno, Henri salva la vita di una bambina e perde la sua. Per otto minuti. Tanti quanti bastano per lasciarlo in coma, sospeso nella dimensione di mezzo tra la realtà e un mondo alla rovescia, forse fatto di sogni. Dal quale però può comunicare la cosa più importante che abbia mai avuto: l'amore. L'amore per quel figlio speciale che gli sta vicino ogni giorno e l'amore per Eddie, la donna che ha lasciato per paura e non ha mai dimenticato. In un dialogo silenzioso con le due persone che per lui contano di più, Henri riuscirà a farsi perdonare, amare di nuovo e a regalare una nuova grandissima speranza: la vita stessa.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, resuscitata dai libri di scuola che stanno diventando gli unici libri che sto leggendo in questo periodo pieni di verifiche e interrogazioni e di mainagioia... ebbene sì, anche lui è tornato, più in carica che mai, come se se ne fosse andato via per centocinquant'anni! Che strazio...
Anyway, oggi sono tornata per parlarvi di un libro che mi era stato consigliato da una mia compagna di classe che l'aveva amato e io mi ero molto incuriosita, la storia mi era sembrata molto intrigante e devo dire che mi è piaciuta abbastanza, anche se forse mi sarei aspettata più coinvolgimento emotivo (se capite cosa intendo).

La storia è quella di Sam, un ragazzo di tredici anni che non ha mai incontrato il padre biologico e che decide di prendere in mano la situazione e invitarlo alla giornata padre-figlio organizzata dalla sua scuola. Il grande incontro è alle porte, ma qualcosa va storto perché proprio poco prima Henri, il padre, si ritrova a salvare una bambina caduta nel fiume e a venire investito poco dopo finendo così in coma.
Da quel momento Sam va a trovarlo all'ospedale tutti i giorni, senza che la madre lo sappia e saltando la scuola, ed è qui che farà due conoscenze interessanti: la prima è quella di Eddie, una donna che era stata per qualche anno insieme a Henri e che poi si era vista tagliata fuori dalla sua vita dopo avergli confessato i sentimenti che provava per lui; la seconda è Maddie, una ragazza di un paio di anni più giovane di lui, che è rimasta in una sorta di stato catatonico dal suo incidente, come se fosse un vegetale.
Sam spera ogni giorno che dal padre gli arrivi un segno, qualsiasi cosa che gli faccia capire che potrebbe parlargli davvero, ma più passa il tempo, più la situazione si fa critica.
Quello che però nessuno sa è che Henri sogna, molto spesso ripercorre vecchi ricordi e ne vede tutte le possibili sfaccettature, le strade che avrebbero potuto intraprendere; è in una terra di mezzo, in una sorta di limbo, e solo lui può decidere di uscirvi.

Sam è un ragazzino molto particolare: lui e il suo amico sono fra i ragazzini più intelligenti della scuola, ma la grande differenza fra loro è che lui è molto più sensibile, al punto che a ogni cosa è in grado di associare un colore oppure ancora una musica. Questa sua sensibilità talvolta gli sembra un dono, perché è così che riesce a interpretare le persone e a vedere la loro vitalità, però ogni tanto diventa frustrante, quando cerca di farlo con il padre in coma.
Di solito nei libri non si vedono protagonisti di questo genere, che sono in un qual certo senso deboli, più deboli di quanto ci si potrebbe aspettare (specie se, come me, si è abituati a protagonisti con i connotati), però ci permette di vedere la situazione da un punto di vista differente, quello di un ragazzino che si sente impotente di fronte agli ostacoli che la vita delle persone può incontrare e che vuole cambiare le cose. Lui, infatti, è molto determinato a dare una mano all'ospedale, non solo a suo padre, ma anche a una povera ragazzina che è ridotta a vegetale per via di un incidente, ed è veramente bello vedere la sua determinazione, i suoi stratagemmi e la sua astuzia finire in campo per aiutare chi è in difficoltà.
E' uno di quei personaggi che, nella sua sensibilità, risulta probabilmente molto più forte di altri che potrebbero sembrare sempre tutti d'un pezzo e dimostra come, in definitiva, non bisogna mai sottovalutare o trattare diversamente chi non è "normale", chi ha delle particolarità, perché tutti siamo in grado di affrontare le difficoltà, in maniere diverse, ma ne siamo capaci, e rinchiudere qualcuno in una teca di vetro per paura non serve a nulla.

Altro personaggio centrale nella storia è Eddie, una donna di quarant'anni che è stata legata sentimentalmente a Henri per due anni e mezzo e che ora sta con un altro perché il qui citato l'aveva respinta dopo che lei gli aveva confessato i suoi sentimenti: sebbene cerchi di fare la parte della donna forte, intraprendente e tosta, tutta questa faccenda relativa al suo ex l'ha messa in crisi perché, da una parte, non riesce a capire come mai si trovi lì, se a lui non importava molto di lei e, dall'altra, non riesce a credere che probabilmente si trovi lì di nascosto poiché i suoi vecchi sentimenti sono ancora lì da qualche parte.
Arrabbiata e confusa, ben presto, però, diventerà l'alleata del piccolo Sam, di cui non sapeva neanche l'esistenza, e prenderà importanti decisioni a proposito di tutta questa questione, che non ha fatto altro che farle nascere interrogativi su interrogativi, che spera avranno un giorno delle risposte.
Insomma, è un personaggio molto particolare anche lei, vuole apparire agli occhi degli altri forte e impassibile, anche quando sta morendo dentro dalla preoccupazione, ed è per questo che spesso potrebbe risultare scontrosa o antipatica. Però in fin dei conti è come tutti gli esseri umani, solo che non vuole propriamente ammetterlo per paura di sembrare qualcuno che non crede di essere.

Infine, abbiamo Henri, un uomo di quarantatré anni che faceva il reporter di guerra e che ora si trova in coma, per un "banale" incidente d'auto, a confronto dei pericoli a cui è stato sottoposto quando lavorava in mezzo alle armi e alle bombe (un po' come Schumacher, che è ridotto a un vegetale non per un incidente avvenuto in Formula 1, non per uno scontro di vetture, fra la sua Ferrari e un'altra macchina, ma per una "banale" roccia sulla pista da sci).
Sebbene molti medici non credano sia possibile che un paziente in coma sogni, questo è quello che più o meno fa proprio lui, riprende vecchi ricordi e li passa in rassegna, molto spesso vedendo come sarebbero potute andare determinate situazioni se lui avesse o non avesse compiuto certe azioni, e nel mentre molto spesso è consapevole di trovarsi in una sorta di limbo dal quale vorrebbe uscire per parlare con il figlio che non ha mai conosciuto e con la donna che ha respinto per paura.
Dal poco che possiamo capire, perché non è facile comprendere la sua personalità fra tutti quei ricordi-non ricordi ogni tanto, Henri è un uomo profondamente segnato dal rimorso, quello per aver lasciato andare la madre del figlio e anche la donna della sua vita, ma si vede che ha un grande cuore, che pensa spesso al benessere degli altri che al suo e non esita a dare una mano, sebbene la sua coscienza gli dica di non fare cose di cui potrebbe pentirsi o che non sembrano probabilmente molto intelligenti. Ma cosa più importante, vuole bene a suo figlio, anche se non ha la più pallida idea di che ometto sia diventato e non lo conosca nemmeno.

Quello che mi è piaciuto di più di questa storia è il modo in cui viene trattata una situazione delicata come può essere il coma per una persona: abbiamo visto l'esperienza del diretto interessato, il potere che ha in mano sul suo eventuale risveglio, il dolore nel sentire le persone attorno parlargli senza riuscire ad aprire la bocca e far uscire un qualche suono, ma abbiamo anche visto lo stress e la responsabilità che grava sulle spalle di qualcuno, che potrebbe dover prendere delle decisioni in merito a una persona senza sapere gli esiti, le conseguenze.
Il fatto che l'autrice sia stata in grado di presentarci entrambe le facce della medaglia mi è piaciuto molto, perché quando accade qualcosa non c'è mai solo un punto di vista, ma ce ne sono molti, così come sono molte le emozioni che si susseguono, le conseguenze che ne derivano e spesso si creano anche situazioni complicate. Un esempio è la responsabilità che si addossa a chi deve decidere al posto della persona in coma perché lui, ovviamente, non è in grado di dire cosa vuole o cosa non vuole che venga fatto, e in questo caso ci vuole una personalità molto forte, perché questo vuol dire accollarsi la vita di qualcun altro, che potrebbe prendere strade impensabili per il solo fatto che qualcuno ha pensato di fare qualcosa. Però, d'altronde, non si può nemmeno pretendere di stare con le mani in mano, se si vuole cambiare qualcosa si deve fare qualcosa, prendere dei rischi, nonostante le possibili conseguenze negative che potrebbero derivarne (perché c'è sempre qualcosa che potrebbe andare storto), ed è questo quello che molto spesso fanno i medici quando non sanno effettivamente cosa possono ancora fare, corrono dei rischi e decidono di provare, provare e provare, per almeno dire di aver cercato di fare qualcosa.

E' un libro con una storia molto forte, e delicata, con un finale molto bello, pieno di emozioni, però devo dire che mi è mancato qualcosa nel mezzo, quel quid che forse mi aspettavo perché la mia compagna me l'aveva descritto come un libro sensazionale e che io non ho trovato. Non fraintendete, la storia è molto bella, mi è piaciuta molto come è stata gestita, però non ha suscitato in me quelle sensazioni che mi aspettavo suscitasse, l'ansia perenne di non sapere che cosa succedesse, la paura per alcuni risvolti e il cuore in gola.
Quindi, benché la storia sia molto bella, non posso darle un Peeta pieno perché rispetto ad altri libri a cui ho dato un Peeta ha avuto un momento di defiance centrale, per poi però riprendersi alla fine.
Voto: