martedì 26 settembre 2017

Recensione A Monster Calls

Titolo: A Monster Calls
Autore: Patrick Ness
Genere: Fantasy
Casa editrice: Candlewick Pr
Prezzo: €8.70 (copertina flessibile)
Pagine: 204






Trama
Conor ha lo stesso sogno ogni notte, sin dal primo momento in cui sua madre si è ammalata, sin dal momento in cui lei ha iniziato trattamenti che non sembrano funzionare. Ma questa notte è diversa. Questa notte, quando si sveglia, c'è un visitatore alla sua finestra. E' antico, elementale, una forza della natura. E vuole da Conor la cosa più pericolosa in assoluto. Vuole la verità. Patrick Ness prende l'ultima idea della nota scrittrice Siobhan Down e tesse una straordinaria e straziante storia di malizia, guarigione e, soprattutto, del coraggio che serve per sopravvivere.
Recensione
Bonjour! Qui è la vostra Katy che vi parla, dalla sua scrivania dopo aver finito di fare i compiti che mi sono stati assegnati oggi dai vari professori, di modo da poter poi pensare a fare tutte le mie cosette, come scrivere post e leggere e guardare serie TV che si stanno accumulando sempre di più... ma io dico, non possono distribuirsi lungo tutto l'anno al posto che concentrarsi tutte nello stesso periodo? Ah, che strazio!
Anyway, eccomi tornata per parlarvi di un libro che non avevo alcuna intenzione di leggere in tutto l'arco della mia vita e che, invece, ho letto  il giorno prima della partenza per le vacanze ad agosto per il semplice fatto che avevo bisogno di qualcosa di breve da leggere in poco tempo.

Conor ha tredici anni e vive insieme alla padre malata di cancro, ogni notte si sveglia dopo aver fatto un incubo terribile, ma una volta, alle 12:07, scopre che ad attenderlo vi è una strana presenza, un mostro di cui però non ha paura perché quello del suo incubo ricorrente è di gran lunga peggiore. Mentre, di giorno, Conor va normalmente a scuola, dove ha a che fare con dei bulli, e si occupa di sua madre, di notte, talvolta, si incontra con il mostro dalla forma di un albero umanoide, che afferma di essere stato chiamato in aiuto proprio dal ragazzino, ma prima di poter fare qualsiasi cosa lui gli deve raccontare tre storie e Conor alla fine dovrà raccontare la sua verità, quella legata all'incubo che fa ogni notte, svegliandosi sempre ansimante.
E' così che l'uno racconta e l'altro ascolta, finché non si raggiunge il momento finale, il momento in cui il mostro potrà finalmente compiere ciò per cui era venuto: aiutare Conor.

Dunque, Conor ci appare subito come un ragazzo particolare, fa incubi che lo tengono sveglio la notte e vede un mostro che non è neanche sicuro non sia frutto della sua immaginazione, ma quello che colpisce di più è il suo comportamento: è senza dubbio un ragazzo intelligente che va bene a scuola, però viene preso di mira da alcuni bulli, il cui capo è Harry, e non fa mai niente per fermarli, anzi aspetta che il grande capo faccia la sua mossa e quando non la fa lui è deluso perché vuole disperatamente essere punito e noi non ne sappiamo il motivo.
Come se non bastasse, la malattia della madre costituisce una grossa presenza nella sua vita, a partire dalle agevolazioni dei professori e da tutte le riserve che gli altri hanno nei suoi confronti, per poi arrivare a tutti i problemi che ne derivano, come l'arrivo della nonna, le cure che ci mettono moltissimo a funzionare.
A tredici anni è un ragazzino che ha già sofferto moltissimo e che ha vissuto da vicino il cancro senza sapere esattamente come prenderlo e come affrontarne tutte le possibili conseguenze, il che lo rende un ragazzino molto forte, nonostante abbia comunque delle debolezze che non è pronto a condividere con qualcuno.

Secondo personaggio importante è il mostro: la forma che ha presto è quella di un albero umanoide, ma in realtà è un'entità molto più grande, che si trova nell'essenza delle cose e che ha deciso di palesarsi in questo modo per rendere le cose più semplici.
E' una creatura antica e molto saggia, che per qualche motivo si avvicina a Conor come un'ancora di salvezza che ha una richiesta da soddisfare prima di adempiere alla sua missione: vuole che il protagonista ascolti le sue tre storie e che le capisca senza per forza trovare un insegnamento, e che poi lui racconti la sua storia, la sua verità al mostro. Questa è una richiesta molto strana, però pian piano si capisce che questo è il modo della creatura di assicurarsi che tutto sia pronto per il suo intervento, sebbene sembri un po' inquietante.

Questa storia è molto particolare perché è stata costruita come un climax: all'inizio è tutto tranquillo, anche il primo incontro col mostro non sembra chissà che, ma man mano che si prosegue si avvicina sempre di più un'ombra che culmina verso la fine, quando si scopre il perché di tutto. E' un libro molto profondo, c'è molta sofferenza e molto mistero, misto a un senso di inquietudine crescente perché, se la storia della "normalità" di Conor non apporta molto, la presenza del mostro inizia a cambiare le cose e si sta con il fiato sospeso sempre di più per via di ciò che porta la sua presenza e, soprattutto, le sue storie che tanto innocenti non sono.
Insomma, è una storia dai risvolti un po' macabri, dovuti a questa verità nascosta che io non avrei mai potuto immaginare.
E nonostante ciò, ammetto che non mi è piaciuto così tanto quanto mi sarei aspettata: ho trovato la prima parte un po' "piatta", non mi sono messa subito sull'attenti, anzi ci ho messo un po' e, benché vedessi il livello di inquietudine alzarsi, non l'ho sentito se non dopo la metà. Forse avevo aspettative troppo alte, o forse non era il momento giusto, mentre eravamo in piena preparazione per il viaggio, fatto sta che l'ultima parte mi ha preso di più, emotivamente parlando.
In ogni caso, l'autore è stato veramente bravo a creare storie nella storia e a farci sentire ciò che provava Conor.
Voto:


lunedì 25 settembre 2017

Canticchiando fra i libri! #20

Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, appena uscita da un weekend molto produttivo perché la qui presente è riuscita a finire Robinson Crusoe (*We are the champions my friend, and we'll keep on fighting till the end. We are the champions, we are the champions, no time for losers cause we are the champions... of the worls*) e ha letto pure un altro libro! *cori da stadio in sottofondo*
A parte questa mia felicità, oggi sono tornata con un nuovo appuntamento di questa rubrica inventata da me - che mi porta sempre tanta allegria - in cui devo scegliere due libri e un personaggio e associarvi una canzone in base al ritmo, al significato o al contesto che c'è dietro.

1.
Runnin' (Lose it all) - Naughty Boy ft. Beyoncé, Arrow Benjamin
Da quando ho visto la pubblicità del profumo di... *va a cercare la marca del profumo*... Chanel, mi sono innamorata della canzone che fa da "colonna sonora", così sono andata ad ascoltarmela per intero fino a che non mi è entrata in testa. Poi, l'altro giorno, stavo giusto pensando che avrei voluto fare questo post per oggi e nel mentre avevo questa canzone in mente, così, fai come Winnie the Pooh, ovvero pensa pensa pensa, ho pensato che avrei potuto associarla a questo libro.
Infatti, la storia è quella di Nancy che vuole disperatamente tornare nel mondo che c'è dietro la sua porticina perché c'è qualcuno dall'altra parte che l'aspetta, e sin da subito ho notato una certa somiglianza con il testo della canzone, che mi dà l'idea di qualcuno che vuole lottare per il suo posticino felice nel mondo, proprio come la protagonista di questo breve romanzo.

2.
Came here for love - Sigala, Ella Eyre
Ultimamente sono proprio presa bene con la musica e, guardando in giro per YouTube, ho scovato questo brano molto estivo e allegro, che parla di una ragazza che è in cerca dell'amore e tenta di far capire a un ragazzo con cui ha scambiato qualche occhiata che lui è proprio quello che fa per lei, ma prima di fare una mossa deve essere sicura che l'interesse sia reciproco.
E allora, sempre come Winnie the Pooh (non chiedetemi perché mi sia venuta in mente proprio questa similitudine), pensa pensa pensa, anche questo concetto mi sembrava famigliare! E poi ci sono finalmente arrivata: in sostanza è la copia sputata delle storia di Rowdy e Salem, questa ragazza che si trasferisce proprio nella sua stessa città attirata dal vecchio ragazzo della porta accanto e che cerca di fargli capire di essere interessata a lui, solo che Rowdy inizialmente non le fornisce alcun tipo di segno, nonostante lei lo preghi ogni santo giorno di farle un cenno tramite anche solo la telepatia che non hanno.

3.
Release Me - Agnes
Dunque, ieri ero a messa e avevo questa vecchissima (adesso non esageriamo però) canzone in mente... sì, lo so, uno va in Chiesa per chiedere perdono dei propri peccati e poi passa tutto il tempo a canticchiare nella mente... comunque, avevo questa canzone in testa perché qualche giorno fa mi sono messa a pensare a Grey's Anatomy e mi sono ricordata della pubblicità che facevano sempre su Italia 1 proprio con questa canzone.
Sempre durante la messa, in particolare durante la predica (lo so, sono pessima), il mio cervello ha deciso di virare verso questo enorme problema di trovare l'ultima canzone per questo post: dopo due secondi mi si accende la lampadina perché il pezzo c'era, però a chi lo collego? Pensa pensa pensa, mi arriva un flash di Akiva e contemporaneamente inizio a sorridere come una cretina perché "Eureka!".
Ora, so che il significato della canzone in alcuni punti non coincide con la sua storia, ma guardandola in maniera generale sembra narrare la storia di qualcuno che vorrebbe non amare una persona perché non è la cosa giusta da fare (vedi il fatto che Akiva è un angelo e Madrigal è una Chimera, ergo due specie antitetiche) e che sta chiedendo alla suddetta di lasciarlo andare, di fargli dimenticare tutto anche se questo volesse dire soffrire. In pratica, anche in questo caso, se la guardiamo in maniera generale, è la storia de "La Chimera di Praga" fatta canzone.

Bene, per oggi è tutto. Fatemi sapere se siete d'accordo con le mie scelte, se vi va.
Noi ci vediamo domani: pace, amore e tanti libri a tutti!

venerdì 22 settembre 2017

Let's talk about... Dirty Dancing!

Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, tornata per presentarvi un post di tipo diverso, perché oggi parliamo di un film!
Eh sì, per la prima volta sul blog vi porto un post dedicato alla filmografia e lo facciamo con uno dei film più belli che abbia mai visto: uscito nel 1987, questa storia è riuscita a far sognare tantissime donne, giovani e più anziane, andando contro ogni aspettativa per via della sua vena leggermente rivoluzionaria per il tempo... e stiamo parlando di Dirty Dancing!
*grida in sottofondo, ormoni che partono*
Okay, mi sto facendo prendere un po' la mano... soprattutto perché, purtroppo, non parleremo solo del bellissimo originale, ma anche di quell'obbrobrio che è il remake, per la mia e la vostra gioia.
Ma partiamo con ordine!

Avete presente il momento in cui siete in vacanza e vi scambiate degli sguardi con un bel ragazzo con cui poi nascerà una storiella d'amore estiva? Bene, io no. Okay, diciamo che degli sguardi ci sono stati ma niente di più... però sto divagando, scusate.
Comunque, Dirty Dancing è la storia di Baby, una giovane ragazza che si ritrova a trascorrere tre settimane in un villaggio-vacanze, dove, fra delle mezze uscite con il nipote del proprietario, scopre un mondo tutto nuovo, quello del ballo. Sin da quando vede i due ballerini, Johnny e Penny, si sente attratta da questa arte, ma non solo: ben presto si ritroverà in mezzo a qualcosa più grande di lei che la porterà ad avvicinarsi all'affascinante ragazzo, ma la situazione non sarà propriamente facile e la loro relazione sarà messa a dura prova.

Già così la storia ha un suo perché, vero? Ecco, aggiungetevi anche la magia di balli mozzafiato, gli sguardi del bel tenebroso interpretato da Patrick Swayze e l'atmosfera sognante e vi ritroverete con gli occhi a cuoricino.
Come non poter dimenticare, poi, la famosissima scena finale, fra il "Nessuno può mettere Baby in un angolo" e il ballo sulle note di "(I've Had) The Time of My Life", il padre di Baby tutto impettito, Johnny e il suo ditino con cui le fa segno di avvicinarsi, il bacio sul naso, il movimento di fianchi e la famosissima presa?
Insomma, guardate la magnificenza e la grazia di questa scena!

E poi, nel 2009, il nostro protagonista passa a miglior vita, ed ecco che incomincia il re-watch per molte di voi e la mia prima visione. Ah, che mondo ho scoperto quel giorno! Che storia! Che balli! Ma quando mai abbiamo visto film con delle coreografie così straordinarie? Senza parlare del fatto che entrambi i protagonisti erano ballerini e che lei ha addirittura dovuto far finta di non saper ballare!
E poi è arrivato il 2016... qualcuno ha avuto la fantastica idea di trasformare la precedente miniserie su Dirty Dancing in un film di tre ore uscito quest'anno, proprio in occasione dei trent'anni dall'uscita dell'originale...
Ora, ammetto che all'inizio non avevo intenzione di vederlo, mi era bastato guardare il trailer e già dalle poche scene era un grande NO.
Immaginatevi, un minuto e mezzo di trailer in cui tutto fa letteralmente schifo. I protagonisti che non sono magici, cose che ricordano vagamente l'originale e la famosa presa che qui sembrava avere la grazia di un elefante.
Ne ho persino parlato a mia madre e gliel'ho anche fatto vedere, ed è così che dopo un suo "Nooo" abbiamo deciso che non l'avremmo mai visto.
Ed ecco che Rai 2 decide di mandarlo in onda e mia madre: "Eh, adesso dobbiamo vederlo!"
*grazie mamma, grazie*
Inutile dire che ho passato tutto il tempo a dire: "Ma cos'è (sottinteso 'sta roba)?", "Era proprio necessario? No, non me ne poteva fregare di meno", "E questo sarebbe ballare?", "Oddio, che schifo". E ora vi spiego tutto quello che non ha funzionato in questo obbrobrio remake.

1) Partiamo dal cast: 
 Dunque, già si sapeva che un Johnny come Patrick non l'avrebbero potuto trovare, ma manco se fossero andati in capo al mondo. E infatti ne hanno preso uno che non regge il confronto: troppo pompato, ballerino che non sembra sappia ballare e faccia che non dice nulla, non trasmette tormento o tenebrosità, come quella di Patrick. Insomma, mi dispiace dirlo ma non mi è proprio piaciuto. Per non parlare della chimica con l'altra attrice, inesistente.
Jennifer Grey non era chissà quale bellezza, però io credo che riuscisse ad apparire bella a suo modo, aggraziata e intensa al punto giusto (soprattutto quando si scambiava occhiatine con il bel ballerino)... avrebbero potuto scegliere chiunque, per interpretare Baby, ma hanno preso Abigail Breslin (per intenderci, la bambina de "L'isola di Nim"). Ora, mi va bene che abbaino scelto un'attrice con qualche chilo in più, come a dire che tutti possono ballare e risultare sensuali, non importa il peso, però avrebbero potuto scegliere qualcuno che avesse un minimo di grazia, che non sembrasse un elefante ogni volta che faceva un passo di ballo e che avesse un briciolo di ritmo nel sangue... inutile dire che lei è stata una scelta pessima, non sa proprio per nulla ballare ed essendo questo un film basato sul ballo non è accettabile! E poi, vogliamo parlare del modo in cui l'hanno vestita? Abiti che la facevano sembrare sciatta, camicette che le mettevano in risalto i rotolini sulla pancia perché erano troppo attillate per la sua forma... almeno la Jennifer era vestita decentemente (e sapeva recitare meglio, oltretutto). 

Le uniche due attrici che erano abbastanza azzeccate sono Nicole Scherzinger e Sarah Hyland: la prima è riuscita a interpretare una buona Penny, forse non così tanto dal punto di vista del ballo, perché l'originale era veramente tanto brava, però ha fatto un buon lavoro; la seconda è riuscita a essere una sorella meno antipatica della precedente, quindi almeno in questo cambiamento vi è una cosa positiva.

2) La scelta dei costumi non mi è piaciuta per niente, non sembravano nemmeno vestiti degli anni sessanta! E poi, cos'è 'sta mania di un Johnny con i jeans? Ma dove l'avete mai visto! Così sembra semplicemente un altro cretino nella massa, quando noi sappiamo che l'originale era tutto fuorché uno dei tanti... E per il modo in cui hanno vestito lei, beh, stendiamo un velo pietoso e non ripetiamoci.

3) Per sopperire all'incapacità dell'attrice di ballare (e anche di lui) hanno deciso di usare un bellissimo - capite l'ironia - escamotage, facendo diventare questo film una sorta di pseudo-musical sulla scia di La La Land, in cui cosa volete che cantino gli attori? Ma ovvio, le canzoni che sono la colonna sonora del film originale! Io dico, che senso ha? Perché dovevano tramutarlo in un numero di gruppo, in cui tutti cantano canzoni che non hanno ragione di essere cantate dagli attori stessi? Io ero schifata.

4) Soffermiamoci un attimo sui balli. Ora, nel caso non lo sapeste, io sono una ballerina di danza classica (cioè, vado a danza due volte alla settimana, ma dire che sono una ballerina suonava bene) da quando ho quattro anni, e da quando ne ho sei ho iniziato a seguire "Ballando con le stelle", diventando così praticamente un'esperta (modestia portami via); oltretutto ho visto un sacco di film con coreografie, quindi nel corso degli anni c'ho fatto l'occhio, so quando una coreografia è fatta bene ed è potente e quando invece non lo è.
Le coreografie dell'originale sono bellissime, emozionanti e hanno una magia tutta loro. Quelle del remake fanno letteralmente ca-... ehm, volevo dire che fanno abbastanza schifetto: per prima cosa quella ballata da Johnny e Penny dice poco o nulla, soprattutto i passi che fa lui, che lo fanno sembrare un attore che se va bene ha preso un paio di lezioni di ballo prima delle riprese (quando, sorprendentemente, balla a Broadway!), mentre lei si vede che è brava ma l'originale era molto più powerful. In secondo luogo, avete presente la scena del cocomero, quella in cui Baby vede il personale ballare in maniera molto sensuale? Ecco, questa qui è volgare ai massimi livelli, guardandola stavo praticamente per vomitare perché è stata una scena orrenda, non era neanche ballare un minimo, solo dimenare il didietro.
Vogliamo parlare di lui che insegna a Baby i passi? No, perché quelle scene sono terrificanti! Passi del mambo grandi come una casa, lui che non fa il gesto delle braccia per dirle "Questo è il mio spazio. Questo è il tuo", lei che ha perennemente le scarpe da ginnastica, niente scintille o qualsiasi altra cosa. 
E vogliamo parlare della scena finale? Abbiamo tutti presente il finale, vero? Johnny che irrompe nel salone, va da Baby e pronuncia la famosissima frase "Nessuno mette Baby in un angolo", la porta sul palco, parte "(I've Had) The Time of My Life", il ditino, il bacio sul naso, i fianchi, il salto, la presa, i fianchi di Johnny... Ecco, dimenticateveli proprio, perché qui non c'è niente di tutto questo: Johnny irrompe mentre il proprietario sta dicendo "E' stata un'estate..." e lui continua la sua frase con un "... d'amore!" che fa cringiare persino le pareti; la battutina famosa perde tutto il suo perché; poi arriva il momento del ballo... ma c'è qualcosa che non quadra, loro due si sono messi in maniera opposta rispetto all'originale... oh, ecco che inizia *Now I've had the time of my life, no I've never felt like this before, yes I sware, it's the truth, and I owe it all to you...*, ma aspettate, perché non si muovono? Cosa fanno qui lui doveva baciarle il naso e - oddio, non ci posso credere stanno cantando! Per i primi 30 secondi 'sti due non fanno nulla, cantano e si guardano con sguardi languidi che fanno vomitare, per poi, finalmente, iniziare a fare qualche passo. Inutile dire che quei passi sono veramente imbarazzanti, lei che a un certo punto si appiglia alle sue braccia nella stessa maniera in cui io mi appigliavo allo scorrimano della piscina quando non sapevo nuotare, lei che tiene steso un braccio e glielo fa passare da una parte e dall'altra senza un senso apparente e poi arriva il momento della presa... io non vi so nemmeno dire che cos'è quella COSA, non so cosa sia peggiore, se il modo in cui lui la tira su, la sua grazia tipica di un elefante (scusatemi ma mi sento cattiva oggi) oppure il modo in cui lei si dà la spinta con le gambe per avere una minima possibilità di stare in equilibrio.
Non ho parole.
 look at the difference...

5) Ma mi spiegate che senso aveva inserire tutte quelle storyline? Non me ne poteva importare una cippa di come la sorella ha ricevuto l'ukulele, oppure di come la madre si sentisse trascurata dal marito, oppure ancora il "dodici anni dopo", okay? Come, un'altra cosa che non mi è piaciuta è stato il loro voler quasi attualizzare il remake inserendo femminismo e razzismo: sul secondo non ho intenzione di spendere nemmeno una parola perché a me è sembrata una cosa superflua, mentre sul primo avrei molte cose da ridire... ho capito che Baby è una ragazza forte e indipendente, però così mi è sembrato proprio troppo, fra lei che chiede di fare lezioni con Johnny, la madre che a momenti chiede il divorzio...

Insomma, per me è un grande NO questo remake, non so quante volte io abbia imprecato oppure abbia quasi vomitato guardando questo scempio, il modo in cui il regista e i coreografi hanno rovinato un grande film è stato inconcepibile.
Non ho visto molti remake in vita mia, ma c'è una bella differenza fra uno che semplicemente non regge il confronto con l'originale e uno che invece fa proprio schifo: avrebbe potuto essere fatto decentemente, ma comunque non sarebbe stato all'altezza con il Dirty Dancing dell''87, invece è stato fatto proprio male, ma male, ma male.
Un film inutile, con attori pessimi (pessima la loro scelta), che non sanno ballare, scene pietose, costumi a tratti inappropriati.
Un film da dimenticare.
Voto originale:                                 Voto remake:

giovedì 21 settembre 2017

Recensione Beautiful

Titolo: Beautiful
Autore: Alyssa Sheinmel
Genere: Contemporary Romance
Casa editrice. Newton Compton Editori
Prezzo: €10.00 (copertina rigida)
Pagine: 277






Trama
Maisie è, a detta di tutti, una ragazza carina e fortunata. Ha una vita normale, una famiglia e un fidanzato che le vogliono bene e una passione per la corsa. Una mattina però, mentre si allena, la sua esistenza cambia in modo drammatico. Vittima di un incidente, si ritrova con il viso deturpato e, anche se potrà sottoporsi a un importante intervento chirurgico, non sarà per nulla semplice, dopo, riconoscersi e ritrovare se stessa.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla e oggi, in questo secondo giovedì di scuola, nessuna gioia si intravede all'orizzonte, in compenso sto continuando a recuperare serie TV e sono abbastanza soddisfatta perché ero veramente molto indietro con gli episodi da vedere...
In ogni caso, eccomi tornata con una nuova recensione, quella di un libro che avevo intenzione di leggere da molto tempo e che ho trovato carino, anche se niente di così eclatante.

Maisie è una ragazza che ha quasi tutto nella vita: un ragazzo che la ama, amici che le vogliono bene, una passione per la corsa che potrebbe portarla molto in là, insomma una vita tranquilla ma molto bella.
Tutto cambia quando, dopo essere andata a correre, scoppia un temporale che provoca un incendio nel quale lei viene coinvolta e viene ferita gravemente, soprattutto al torace e al viso. Dopo un mese di coma indotto, lei si risveglierà e scoprirà di essere diventata una ragazza senza volto, della ragazza carina di prima non è rimasto nulla, solo il fantasma, ma è comunque determinata a scegliere l'opzione migliore per lei, anche se sa che niente sarà più come prima. Dopo l'intervento, Maisie cercherà di abituarsi al suo nuovo corpo e al suo nuovo viso, tentando di non farsi prendere dallo sconforto nel pensare a come tutte le persone che conosce penseranno sempre alla ragazza carina che era e che ora non è più.
Con il passare del tempo, forse, imparerà ad accettare quello che è diventata, a non vedersi più come un mostro, e a capire che se vuole vivere deve continuare a fare attenzione a ciò che il suo nuovo corpo necessita, perché solo dopo aver imparato ad amare se stessa può amare qualcun altro.

Maisie è una ragazza di sedici anni che non ha grandi preoccupazioni per la testa: si allena a correre, ha buoni voti a scuola e tutte le carte in regola per entrare al college, ha un ragazzo che la ama, delle amiche con cui stare, anche se i suoi genitori litigano sempre, ma per lei questo non è un problema. Ah, dimenticavo, fra poco andrà al ballo della scuola ed è molto felice per questo.
E' una ragazza completamente normale e spensierata che, di punto in bianco, si ritrova a dover affrontare una situazione particolarmente dura e spinosa: il terribile incidente che ha causato ustioni di secondo grado sulla parte sinistra del torace, per arrivare fino al braccio, ha anche causato ferite ben peggiori su una parte del suo viso. Come dice lei, è diventata una ragazza senza volto, perché effettivamente è rimasto poco che la identifica come se stessa. In questi primi momenti lei è disperata, continua a pensare di essere diventata un mostro e non capisce perché la gente continui a ripeterle solo quanto sia stata fortunata a essere ancora viva, ma dove sta la fortuna? Lei non la vede, sa solo che la parte sinistra del suo corpo sente dolori allucinanti e che i suoi genitori, e probabilmente tutti gli altri, rimpiangeranno la vecchia sé, la sua vecchia faccia.
Però, nonostante i momenti di sconforto, non si lascia abbattere, rimane forte e decide di sottoporsi a un'operazione molto rischiosa, anche se sa che qualsiasi risultato si otterrà non sarà più lei. E, effettivamente, una volta tornata a casa non sa più chi è, non sa come comportarsi, ha paura di rimanere sola per via di quello che è successo; attraversa le cinque fasi del lutto, perché in fin dei conti in lei è morto qualcosa e fra rabbia e disperazione, prima o poi ci sarà anche spazio per l'accettazione, anche perché, ammettiamolo, ci preoccupiamo tutti di cosa pensa la gente vedendoci in faccia e quando la tua è deturpata hai paura di mostrarla, ma prima o poi capirai che non c'è da vergognarsi, è successo e tu non ci puoi fare più niente, mentre la gente giudica e fissa, senza ritegno.

Accanto alla protagonista ci sono altri personaggi che le stanno vicino e, chi più chi meno, la aiutano in questo processo di scoperta della nuova sé.
In primo luogo ci sono i genitori: se prima litigavano sempre, ora che è accaduto tutto questo cercano di farsi forza l'un con l'altro e di prendere le decisioni migliore per la loro figlia, perché lei non soffra più di quanto non stia già soffrendo e perché possa continuare a vivere la sua vita in maniera tranquilla e il più normale possibile.
Importante è il personaggio di Chirag, il suo ragazzo: ci viene da subito presentato come un giovane molto serio e patito di medicina, ma quando lo vediamo dopo l'incidente tutto ciò che ci traspare dalla sua persona è l'imbarazzo, il suo non sapere cosa fare e cosa dire perché sente che tutto è cambiato e non ha la più pallida idea di come reagire. Ammetto che a un certo punto mi è stato un pochino antipatico, perché non faceva nulla per far sentire Maisie bene con se stessa, se ne stava lì a scorrazzarla in giro non sapendo che altro fare, e un paio di volte ha detto cose che non avrebbe dovuto dire, perché, cavolo, il tatto ragazzo, sai che cos'è? Come quando uno ha un enorme brufolo proprio in mezzo alla fronte che non può essere coperto e qualcuno lo mette proprio in evidenza... ma pensare prima di parlare non esiste? Sii delicato, per l'amor del cielo e non fare come alcuni dei suoi compagni di scuola che la prendevano in giro perché è di cattivo gusto, sia farsi beffe delle disgrazie altrui sia dire cose poco carine anche se forse non proprio intenzionalmente.
Poi c'è Serena, la sua migliore amica, nonché colei che si preoccupa della protagonista, della sua salute fisica ma anche mentale: lei è l'unica che non si fa scrupolo a parlare di quello che è successo, addirittura è lei che sottolinea l'ovvietà di qualcosa al posto di Maisie, che non vuole rimettere sempre il coltello nella piaga e far sentire gli altri in colpa per quello che è successo; insomma, si comporta proprio come una vera amica a cui importa che la protagonista stia bene, e questo me la rende molto simpatica.

La storia gira tutta intorno alla questione più importante nella vita di ogni persona, ovvero accettare se stessi: non importa se c'è di mezzo un incidente che ha modificato il nostro corpo, oppure se è semplicemente una questione di autostima o il fatto che non ci vediamo bene, in ogni caso è importante accettarsi per quello che si è. Certo, se non ti va bene come se puoi sempre far ricorso alla chirurgia, metterti a dieta e fare esercizio, l'importante è che tu ti senta bene con te stessa, con il tuo corpo, e che non strafaccia perché se non ti piaci va bene cambiare qualcosa, ma non è il caso di diventare così ossessionate da cambiarci troppo nella speranza di raggiungere la perfezione... anche perché la perfezione non esiste e non possiamo controllare le circostanze che si fanno largo nella nostra vita, un giorno potremmo trovarci con un corpo che ci piace, mentre quello dopo forze maggiori ce lo fanno odiare.
L'importante è non gettare mai la spugna e non farsi prendere dal panico. Mai, e dico mai, credere che non ci sia qualcuno disposto a passare con noi il resto della vita perché al mondo ci sono sette miliardi di persone, quindi la nostra anima gemella deve essere tra queste; poi, non fate come me, quando vi sembra che la gente sia tutta uguale, che tutti vi trattino male allo stesso modo e che tutti vi facciano soffrire, non generalizzate mai, perché le eccezioni ci sono, non siamo tutti uguali e non perdiamo la speranza quando il corso della vita prede una direzione diversa o quando troviamo degli ostacoli.
Quello che questo libro mi ha fatto intendere è che le disgrazie capitano a chiunque, non c'è niente che si possa fare per prevenirle e potrebbe non esserci molto da fare per curarle, però non bisogna mai gettare la spugna, mai limitarsi a sopravvivere, ma decidere di vivere, qualunque sia la maniera in cui si vive e nonostante possa essere spaventoso, anche perché a nessuno piacciono i cambiamenti repentini.

Detto ciò, ho trovato questo libro una lettura molto carina, con un tema piuttosto spinoso, però non mi ha saputo emozionare come altri libri del genere; quando io leggo un Contemporary, o anche un libro in generale, mi aspetto che mi regali delle emozioni, indipendentemente dalla storia e dai temi affrontati, e non importa neanche che sia una lettura impegnativa o qualcosa di leggero e/o frivolo, l'importante è che mi faccia sentire qualcosa. Con questo romanzo non è stato proprio così, non mi ha fatta emozionare come mi sarei aspettata, forse anche perché pensavo che la storia fosse diversa, forse avrei voluto vedere di più la storia d'amore, il ragazzo che l'aiutava a fare pace con se stessa, sebbene posso capire che l'autrice abbia deciso che sarebbe stato forse un messaggio più potente far vedere la protagonista risorgere dalle ceneri da sola. Non dico che non mi sia piaciuto affatto, dico solo che è stata una lettura carina ma non sensazionale, da cui mi aspettavo qualcosa di più, parlando dal punto di vista dell'impatto emotivo che avrebbe potuto avere su di me. E per i miei gusti ho apprezzato molto poco il personaggio maschile, che per me è sempre la colonna portante di un libro, visto che potrebbe potenzialmente diventare uno dei miei bookboyfriend, quindi deve comportarsi decentemente, e lui talvolta non l'ha fatto, anzi mi ha fatto girare solo le scatole.
Però non lo sconsiglierei nemmeno questo libro perché la storia è bella potente e magari sono solo io la colpa per cui non mi è piaciuta così tanto, forse è il periodo oppure non era il momento adatto.
Voto:



mercoledì 20 settembre 2017

WWW... Wednesday! #50

Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, che è tornata con la consueta rubrica del mercoledì inventata dal blog Should Be Reading, in cui vi mostrerò le mie letture in corso, terminate e in programma.

What are you currently reading?
Anche questo è un romanzo che studieremo in letteratura inglese, perciò ho deciso di leggerlo, visto che prima non l'avevo fatto. Per il momento sono appena all'inizio, perché gli ultimi giorni sono stati pieni di impegni, però mi sta piaciucchiando.

What did you recently finish reading?
Questa settimana ho letto un solo libro perché la scuola si fa già sentire, però è stata una lettura soddisfacente.
Ammetto che ci sono state alcune parti un po' lente, che in compenso mi hanno fatto divertire per via dell'assurdità della signora Bennet, tutta presa da matrimoni a destra e a manca, però le parti in cui c'era Mr. Darcy... ah, sì, direi che mi è proprio piaciuto!

What do you think you'll read next?
Allooora, questi tre che vi mostro sono in realtà presi abbastanza a caso... infatti, dovete sapere che sul mio iPad ho creato una cartella in iBooks intitolata "Libri da leggere possibilmente entro la fine dell'anno", e questi sono alcuni di quelli.
Ora, la domanda è perché proprio questi? C'è un ragionamento logico: il primo è un libro in inglese, quindi potrebbe avere delle complessità, ma il cartaceo arriva a 169 pagine, quindi direi che è perfetto per quei momenti in cui non hai tempo per leggere un mappazzone di libro, ma vuoi comunque smaltire la tua TBR infinita; il secondo, invece, dovrebbe essere una storia leggera, o comunque una di quelle in cui non c'è bisogno di tutte le mie facoltà mentali attive, quindi è adatta per i periodi post-studio in cui non ho voglia di fare nulla; infine, l'ultimo è abbastanza grossino, da quello che ho sentito la storia subisce una rivoluzione che quella inglese levate proprio, però devo andare avanti con la serie, perciò...

Bene, per oggi è tutto. Se vi va fatemi sapere qualcosa sulle vostre letture.
Pace, amore e tanti libri a tutti!

martedì 19 settembre 2017

Recensione 9 Novembre

Titolo: 9 Novembre
Autore: Colleen Hoover
Genere: New Adult
Casa editrice: Leggereditore
Prezzo: €12.67 (copertina rigida)
Pagine: 308






Trama
E' il 9 novembre quando, durante un pranzo con il padre, Fallon incontra Ben per la prima volta. E' un giorno speciale per lei, non solo perché sta per trasferirsi da Los Angeles a New York, ma anche perché ricorre l'anniversario dell'evento che ha segnato per sempre la sua vita, il terribile incendio che le ha lasciato cicatrici su gran parte del corpo, impedendole di continuare la sua carriera di attrice. Contro ogni previsione, la conoscenza tra i due si trasforma subito in qualcosa di più, ma Fallon sta per partire e sembra esserci tempo solo per il rimpianto. Come per strappare al destino quell'inevitabile separazione, Ben le promette allora che scriverà un romanzo su di loro, proponendole di ritrovarsi il 9 novembre di ogni anno, fino a che non ne compiranno ventitré. E' così che ogni 9 novembre i due protagonisti aggiungono un nuovo capitolo ala loro storia, finché qualcosa non arriva a sconvolgere le loro promesse e a mettere alla prova i loro sentimenti, tra i dubbi di Fallon e le mezze verità di Ben.
Recensione
Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, direttamente dalla seconda settimana di scuola, il che vuol dire che sto finalmente recuperando il giro e fra non molto non riuscirò più a leggere, però non diciamo le cose troppo in fretta perché non si sa mai, meglio non tirarcela.
A parte questo, oggi sono tornata per parlarvi del terzo libro della Hoover che leggo, "9 Novembre", romanzo che mi è piaciuto molto, un po' di più de "Le confessioni del cuore", ma meno de "L'incastro (im)perfetto", perché l'ho trovato più emozionante e più complicato, insomma la storia che mi aspettavo proprio di leggere.

9 Novembre. Fallon sta pranzando con il padre, cercando di fargli capire cosa vuole fare della sua vita, ora che la sua carriera di attrice è stata stroncata dal suo incidente, quando in suo soccorso arriva un ragazzo, Ben, che finge di essere il suo fidanzato solo per rimettere in riga il padre. Pur essendo indispettita per questa intrusione indesiderata, la protagonista accetta di trascorrere del tempo insieme a lui, nonostante sia consapevole che la sera stessa debba prendere un aereo per New York e che non sarebbe il caso di iniziare qualcosa, ma contro ogni sua previsione, contro la sua decisione di non innamorarsi fino ai ventitré anni, arriva il fato, che fa sì che i due decidano di incontrarsi solo un giorno all'anno per i cinque anni successivi, il 9 novembre, mentre conducono le loro vite, l'una cercando di trovare la sua strada e l'altro tentando di scrivere un romanzo su di loro.
Anche se sembra impossibile, loro si incontrano ogni anno ed è come se il tempo non fosse passato, come se l'anno trascorso separati non avesse cambiato nulla, però questa sensazione svanisce dopo un paio di incontri perché la vita cambia, accadono cose inaspettate che né l'uno né l'altro possono contrastare, perciò dovranno fare delle scelte importanti che riguardano qualunque cosa ci sia esattamente fra di loro, ma non potranno mai sapere quali conseguenze porteranno.

Fallon è una ragazza di diciotto anni che fino ai sedici era da tutti indicata come una stella nascente del cinema: un giorno, casa sua ha preso fuoco e lei è stata coinvolta nell'incendio che le ha danneggiato la parte sinistra del corpo, compresa quella del volto, che ormai è sfigurato e che non le ha permesso di continuare la sua carriera d'attrice. Mentre, da una parte, è arrabbiata con il padre, che sembra essere il colpevole dell'incendio, e si vergogna quasi di quello che è diventata, ha paura degli sguardi altrui e di cosa potrebbero pensare di lei, dall'altra è determinata a cercare la sua strada, anche se questo vorrebbe dire scegliere di recitare in condizioni meno favorevoli per la fama come poteva essere recitare in un film.
Lei è molto insicura di se stessa, infatti, da quando è accaduto l'incidente, ha paura del giudizio altrui, crede che non troverà mai un ragazzo che sia disposto a vivere accanto a una persona sfigurata come lei e si vergogna di quello che è diventato il suo corpo al punto da non voler mai mettersi qualcosa di troppo scollato o con le maniche corte per timore di cosa penserebbero gli altri se vedessero le sue cicatrici.
Quando incontra Ben qualcosa in lei scatta e grazie a lui si rimetterà, pian pianino, in gioco, deciderà di provare a fare molti provini per Broadway anche se potrebbero riderle in faccia, di uscire con qualche ragazzo, di aumentare sostanzialmente la sua autostima, convincendosi che le sue cicatrici non sono da nascondere ma sono da mostrare a testa alta senza nessun timore.
Insomma, è un personaggio veramente forte, che ha visto la sua vita crollare con l'incendio, ma che non si è data per vinta e ora vuole provare a intraprendere il suo cammino, possibilmente senza aver paura di quello che è diventata.

Benton James Kessler (ma ci avete mai fatto caso? Ha lo stesso cognome delle gemelle Kessler!) è un ragazzo di diciotto anni che sogna di diventare scrittore: questo giovane trasandato, che incontriamo per la prima volta nel ristorante dove stanno pranzando la protagonista e suo padre, decide di immischiarsi in una faccenda che non lo riguarda principalmente per via della curiosità che gli è sorta vedendo Fallon, che gli è sembrata una ragazza bellissima, anche con le cicatrici, sebbene molto insicura. Ci appare come un personaggio molto particolare, nel senso che non è il tipico personaggio maschile dei libri, il tipico bello e dannato, ma sembra un tipi un po' allampanato, a tratti esaltato, divertente e dolce, ma anche molto "intenso", se capite quello che voglio dire.
Sarà lui che, grazie alla sua personalità gioviale, porterà la protagonista ad avere più fiducia in se stessa e nel suo aspetto e sarà sempre lui che si innamorerà per primo, nonostante il loro patto di aspettare i ventitré anni.
Di lui, però, non sappiamo proprio tutto, ci sono dei segreti che rendono il suo personaggio molto misterioso e, ovviamente, la soluzione non arriva fino alla fine: non sappiamo come sia morta sua madre, non sappiamo il perché di alcune cose che pensa quando leggiamo la storia dal suo PoV, ma soprattutto non sappiamo il motivo per cui, mentre il fratello maggiore Ian sembra essere tranquillo con la presenza di Fallon, la cosa non vale altrettanto per Kyle, che addirittura sembra arrabbiato quasi senza motivo. Ed è forse anche per questo che la sua storia con lei non risulterà sempre semplicissima.

Ora, fra gli altri personaggi che vi voglio citare ci sono i fratelli di Ben e la coinquilina di Fallon.
Quest'ultima, Amber, sembra un tipetto molto frizzante, che spinge la protagonista a fare cose che magari non avrebbe mai fatto e la spinge anche verso il caro Ben, che sembra essere un toccasana per lei; inoltre, fra lei e il suo ragazzo Glenn non so chi sia peggio, perché si alternano a fare Cupido e fanno troppo ridere in queste occasioni.
Kyle è il fratello di mezzo, ha solo due anni in più di Benton e ha una ragazza molto simpatica (almeno all'inizio...), però sembra un tipo piuttosto scontroso, che vuole così tanto bene al fratello da volerlo proteggere a ogni costo e da sgridarlo quando compie azioni che non avrebbe dovuto compiere, almeno dal suo punto di vista.
Ian, invece, è il fratello più grande e vive praticamente fuori casa perché è un pilota di aerei e quindi spesso è via per lavoro; al contrario del sopracitato, lui sembra una persona molto più pacata e tranquilla, più gioviale, e non reagisce male al vedere Fallon, anche se forse un briciolo di riserva ce l'ha. Ma la cosa che io sottolineerei di nuovo di Ian è che è un pilota... capito? Chi altri è un pilota fra gli uomini della Hoover? Ecco, se avete letto i suoi libri avrete già capito, in caso contrario ve lo dico io: Miles Archer, protagonista maschile di "L'incastro (im)perfetto". Ora, la prima volta che ho letto il suo nome in "9 Novembre" ero sdraiata sul letto dei miei e mi sono subito messa a sedere facendo un gridolino perché "Ommioddio, è Miles, Miles Archer, ha fatto un collegamento fra i libri" e poi mi sono detta "Ma c'era mica un certo Ian? Perché se non mi ricordo male dei colleghi si vedono, ma non so se lui si vedeva" e poi ancora si sono visti lui e Tate e io ero in un brodo di giuggiole perché quei due sono troppo belli, mi ha fatto tanto piacere rivederli.

La cosa che mi è piaciuta di più di questo libro è il fatto che Fallon, con il passare del tempo, inizia ad accettare il cambiamento che è avvenuto nella sua vita e capisce che deve lasciarsi andare, che non deve aver paura di mostrarsi alla gente per quello che è, perché l'unico motivo per cui girano tutti la testa quando la vedono è che lei sembra proprio allontanarli con lo sguardo. Grazie a Ben lei capisce di dover uscire dal suo guscio, quello in cui si era rintanata dopo l'incidente convinta che tutte le persone fossero uguali e che non avrebbe avuto altro che delusioni dalla vita. Una parte importante del libro si concentra proprio su questo, sul suo essere in grado, gradualmente, di accettarsi e di non avere paura di incrociare lo sguardo indagatore degli altri, ma anche di vivere in maniera attiva senza limitarsi a un semplice sopravvivere. Comprendere che, quando la vita cambia bruscamente direzione, non tutto è perduto è importante perché non ci si può lasciare abbattere da situazioni poco piacevoli, ma bisogna sempre ricordarsi che di vita ne abbiamo una sola e che non dobbiamo sprecarla, trascorrerla in mezzo a infiniti dubbi esistenziali, perché non saremmo felici, invece la felicità è molto importante perché felicità=sorrisi=endorfine=ottima salute.
Un'altra cosa che mi è piaciuta molto è l'idea di far scrivere un romanzo a un personaggio che poi sembra quasi che sia quello che stiamo leggendo noi: non so perché, ma la trovo una cosa molto bella collegare un elemento della storia con il libro che stiamo leggendo, e ora capisco anche da chi potrebbe aver preso ispirazione la Todd, che ha fatto praticamente la stessa cosa con Hardin che ha scritto un libro dal titolo "After"...

Detto ciò, mi è piaciuto molto questo romanzo, l'ho trovato molto emozionante e intenso e sono molto soddisfatta di questa lettura perché non avevo nessuna aspettativa, proprio zero, a mala pena sapevo di cosa trattasse e quindi questo mi ha permesso di apprezzarlo molto di più, cosa che costituisce il motivo per cui non leggo mai le sinossi, perché altrimenti si creano aspettative e poi finisce che il libro in questione mi piace meno di quanto avrebbe dovuto.
Ho amato la storia, il modo in cui tutti i tasselli sono stati incrociati, la presenza di Miles e Tate, il fatto che non vada quasi mai oltre il 9 novembre di ogni anno e mi è piaciuta molto anche la parte finale.
Sicuramente la Hoover fa sempre centro, con le sue storie, nel cuore dei lettori.
Voto:

lunedì 18 settembre 2017

Rapid Fire Book Tag

Buongiorno! Qui è la vostra Katy che vi parla, direttamente dalla seconda settimana di scuola, che è già riuscita a fare i suoi danni perché io ero tutta convinta di riuscire a rispondere a tutti i commenti a cui non ho ancora, appunto, risposto, però ci sono già stati compiti, materie da studiare, un compleanno e pure la mia scarsa voglia di fare altro se non leggere... Ma vi prometto che stasera rispondo e faccio la brava blogger, sempre che io non sia troppo stanca perché oggi, dopo tre mesi di pausa, ricominciano le mie lezioni di danza e Dio solo sa quanto acido lattico mi ritroverò!
A parte questo, eccomi tornata con un Book Tag molto carino, che ho trovato su YouTube un po' di tempo fa e che ho pensato di proporvi oggi perché gli altri non mi ispiravano per questa giornata.

1. Ebook o Cartaceo?
Sebbene io legga molto spesso ebook, per il semplice fatto che così non spendo troppo, preferisco il cartaceo, è più bello tenere un libro in mano che un iPad (nel mio caso) e girare le pagine, sentire il loro rumore...

2. Brossura o rilegato?
Eh eh, che domanda! Da una parte, il primo è più economico e forse anche più "resistente", forse; dall'altra, il secondo è più bello esteticamente, ma devi sempre fare attenzione alla sovraccoperta che si rovina con un niente e bisogna tenere conto del fatto che costano parecchio. Quindi non so scegliere. Scusate.

3. Shopping online o in libreria?
Diciamo che molto spesso preferisco lo shopping online perché c'è sempre un briciolo di sconto e si può trovare di tutto e qualsiasi edizione, mentre in libreria spesso trovi solo le ultime uscite, però acquistare da Amazon, ad esempio, vuol dire anche che non sai come ti arriveranno i libri...

4. Trilogie o serie?
Oddio, probabilmente trilogie, ma non mi dispiacciono nemmeno le serie, purché non durino decenni e decenni.

5. Eroi o cattivi?
Porchetta, come faccio a decidere? Dipende dai casi, generalmente mi piacciono tutti e due, anche perché molto spesso ognuno di loro ha luce o oscurità in se stessi.

6. Un libro che vorresti lo leggessero tutti?
Ce ne sarebbero moltissimi, però questo è poco conosciuto e mi piacerebbe molto che più gente lo leggesse (almeno, qui in Italia) perché è veramente bello.

7. L'ultimo libro letto?
Siccome faremo Jane Austen in letteratura inglese, io ho voluto giocare d'anticipo e leggermi quella che credo sia la sua opera più famosa.
Ammetto che ci sono state alcune parti così e così, però laddove vi era la presenza di Mr. Darcy... Vabbe' credo di aver fatto capire tutto. *sguardo adorante*

8. L'ultimo libro acquistato?
L'avevo già letto, ma non possedevo il cartaceo, perciò...

9. Libri usati: sì o no?
Ma domande più facili no? Direi di sì, perché è un risparmio, però sarebbe carino che chi decide di venderli li trattasse bene, al posto che darli molto rovinati... o almeno, questo è il mio gusto personale, io non riuscirei mai a comprare un libro rovinatissimo.

10. Il nome dei primi tre libri che ti vengono in mente.
Obsidian, della Armentrout.
To All The Boys I've Loved Before, di Jenny Han.
Sganciando la luna dal cielo, di Gregory Hughes.

11. Un libro che ti ha fatto piangere e ridere allo stesso tempo?
Beh, ridere e piangere proprio nello stesso momento non mi è capitato, però... "Io Prima di Te"... All'inizio la stravaganza di Lou mi faceva divertire, poi sono arrivata alla fine e mi sono messa a piangere.

12. Mondo reale o fantastico?
Decisamente mondo fantastico, oppure mondo reale con elementi fantastici, però anche la realtà non è male ogni tanto.

13. Un film o telefilm che hai preferito al libro?
Nessuno. Fino ad adesso i libri sono stati sempre migliori.

14. Giudichi un libro dalla copertina?
Molto spesso sì, nel senso che di un libro mi attira principalmente la copertina, però non è mica detto che un libro con una brutta copertina faccia automaticamente schifo. E poi, ammettiamolo, di solito le copertine americane sono sempre belle, o quasi, sono quelle italiane che danno a desiderare...

Bene, per oggi è tutto. Noi ci vediamo domani con una nuova recensione.
Pace, amore e tanti libri a tutti!